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- Percezione globale: curiosità prima della paura
- Diffusione, fiducia e il dilemma dell’adozione
- Il “paradosso occidentale”: perché i Paesi ricchi sono più ansiosi
- Contesti di conflitto e percezioni negative
- Lo stato dell’opinione in Italia: prudenza e controllo
- Regolamentazione e quadro normativo in Italia
L’intelligenza artificiale è ormai parte della routine quotidiana in molte nazioni, ma le emozioni che suscita sono molto diverse. Una nuova ondata di sondaggi mostra curiosità, aspettative e paure in proporzioni variabili. In alcuni luoghi l’AI è vista come opportunità; altrove genera diffidenza profonda.
Percezione globale: curiosità prima della paura
Un’indagine congiunta di Gallup e Microsoft ha iniziato a mappare il rapporto con l’AI in 37 Paesi. Ogni Paese ha circa mille interviste, e il progetto punta a 140 nazioni.
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- Consapevolezza: circa l’81% sa che gli strumenti esistono.
- Uso reale: il 43% li ha effettivamente provati.
- Emozioni prevalenti: la curiosità è la più citata, intorno al 64%.
In 29 Paesi la curiosità domina. In 34 su 37 prevalgono emozioni positive su quelle negative. Le eccezioni principali sono gli Stati Uniti, l’Egitto e la Palestina.
Diffusione, fiducia e il dilemma dell’adozione
Gallup descrive un percorso che va dall’informazione all’uso intensivo. Salendo lungo questa scala, spesso aumenta la fiducia.
- La fiducia nell’accuratezza delle risposte è bassa: in mediana solo il 36% si fida molto o completamente.
- Paesi con maggior fiducia: Israele, Vietnam, Cina e Nigeria.
- In 35 Paesi la maggioranza crede che l’AI aiuterà la nazione, pur non fidandosi totalmente delle singole risposte.
Negli Stati Uniti gli utenti quotidiani mostrano più fiducia: il 45% contro l’8% di chi non ha mai provato l’AI. Rimane però un punto irrisolto: usare l’AI aumenta la fiducia o chi ha fiducia la usa di più?
Il “paradosso occidentale”: perché i Paesi ricchi sono più ansiosi
Tra le nazioni più preoccupate troviamo quasi esclusivamente Paesi ad alto reddito e occidentali. Gallup ha definito questo fenomeno il “paradosso dell’Occidente preoccupato”.
- Stati Uniti: 74% dei consapevoli è preoccupato.
- Paesi Bassi: 67%.
- Canada: 64%.
- Regno Unito: 63%.
- Nuova Zelanda: 61%.
- Irlanda: 60%.
- Malta: 57%.
Solo il 36% degli americani pensa che l’AI aiuterà il Paese, contro il 93% in Cina. L’interpretazione suggerita dagli analisti è che dove l’AI è più presente, le conversazioni pubbliche aumentano l’ansia. Tuttavia, nelle stesse società gli utenti quotidiani risultano meno spaventati di chi la conosce solo di sfuggita.
Contesti di conflitto e percezioni negative
In Egitto e Palestina le emozioni negative prevalgono. Gli autori dello studio segnalano che contesti già segnati da stress e insicurezza gravano anche sul giudizio tecnologico.
In zone di conflitto, l’AI viene interpretata alla luce di esperienze concrete. Alcune indagini hanno avanzato ipotesi sull’uso di sistemi di analisi automatica in operazioni militari. Questo colore politico e sociale condiziona molto la percezione pubblica.
Altrove, in particolare negli Stati Uniti, la narrativa pubblica ha intensificato la paura. Dibattiti su rischi esistenziali, rapporti che stimano probabilità di scenari estremi e le notizie sui cambiamenti nel mercato del lavoro alimentano la diffidenza.
- Previsioni apocalittiche di alcuni esperti.
- Articoli su agenti autonomi fuori controllo.
- Timori per licenziamenti e scomparsa di ruoli junior.
Lo stato dell’opinione in Italia: prudenza e controllo
L’Italia non è inclusa nei primi rilievi Gallup, ma altri sondaggi nazionali tracciano un quadro chiaro: il Paese è diviso e prudente.

Dati principali sull’atteggiamento
- SWG: il 49% valuta positivamente l’evoluzione dell’AI, ma con riserva.
- Il 45% esprime preoccupazione.
- Solo il 4% vorrebbe incentivare l’AI senza condizioni.
- 8 italiani su 10 considerano plausibile un accesso non autorizzato ai dati da parte dell’AI.
Occupazione, fiducia e rischi
Secondo il Pew Research Center, il 55% degli italiani pensa che l’AI distruggerà più posti di lavoro di quanti ne creerà nei prossimi vent’anni. È una cifra superiore alla media globale.
Uno studio di Forrester per Experian segnala che il 73% vede come rischio principale decisioni basate su dati errati o obsoleti. Questo rende gli italiani particolarmente attenti alla qualità delle informazioni usate dagli agenti AI.
Regolamentazione e quadro normativo in Italia
La domanda di regole è ampia. L’Eurobarometro riporta che l’82% degli italiani vuole una regolamentazione scrupolosa, anche a costo di limitare gli sviluppatori.
- L’Italia ha approvato la legge 132 del 2025, prima normativa nazionale in UE sull’intelligenza artificiale.
- Accanto a questa legge, vale anche il framework dell’AI Act europeo.
La combinazione di domanda sociale di controllo e interventi legislativi rende il dibattito italiano più orientato alla cautela che all’entusiasmo senza riserve.











