Più apprezzata di La Casa de Papel: la serie giapponese che sconvolge tutti

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Quando l’inverno prende il sopravvento e l’idea di uscire sembra folle come un bagno in un lago ghiacciato, c’è una certezza che può riscaldare corpo e spirito: una serie avvincente da guardare, quella capace di tenerti sveglio fino a notte fonda senza il minimo rimorso. E se credete di aver visto tutto, preparatevi a scoprire un autentico gioiello che arriva dal Giappone e che, sì, ha entusiasmato più di La Casa di Papel!

Il rifugio perfetto per le serate fredde: Alice in Borderland

Immaginatevi la scena. Fuori, il freddo vi entra nelle ossa, le uscite non sono neppure contemplate e il sole tramonta prima ancora che abbiate finito la merenda. Vi rannicchiate sotto una coperta, tra una tazza fumante e la voglia di una storia che vi rapisca dal primo secondo. Dimenticate le commedie romantiche già viste e riviste: qui si parla di una trama talmente coinvolgente che rischierete di perdere la cognizione del tempo. Se siete in cerca di questa perla, la serie giapponese Alice in Borderland, disponibile su Netflix, diventerà il vostro compagno ideale nelle sere d’inverno.

Un inizio normale (o quasi): la trama che vi sorprenderà

La prima stagione si apre con una situazione che sembra quasi ordinaria. Arisu è un giovane adulto senza troppe prospettive, attaccato ai videogames e in netto contrasto con il mondo che lo circonda. Un giorno, dopo un piccolo alterco con la polizia, insieme agli amici Karube e Chota si rifugia in un passaggio sotterraneo. Quando riemergono… Tokyo sembra sparita. Non la città, ma i suoi abitanti: le strade sono deserte, il silenzio è assordante. Ma attenzione, niente è come sembra. Ben presto i protagonisti scoprono che, per sopravvivere in questo nuovo mondo, bisogna partecipare a dei giochi letali, codificati da carte da gioco, dove ogni errore si paga caro.

In Alice in Borderland, ogni giocatore ha un “visto”, un conto alla rovescia invisibile che determina quanto gli resta da vivere. Vincere un gioco allunga il tempo a disposizione, perdere… beh, è una sentenza quasi sempre brutale. I giochi mescolano logica, fiducia e scelte spesso impossibili. Uno dei primi ostacoli costringe i personaggi a rifugiarsi in un edificio dove ogni decisione può mettere in pericolo qualcuno del gruppo. L’istinto di sopravvivenza supera in fretta l’amicizia: mantenere la propria umanità diventa un’impresa vera e propria. La stagione 1, disponibile su Netflix dal dicembre 2020, costruisce così le solide fondamenta di un universo opprimente in cui ogni vittoria lascia il segno e vivere significa accettare che, a ogni partita, si perde qualcosa.

Atmosfera, tensione e un Tokyo da brividi

Se Alice in Borderland incolla allo schermo già dai primi minuti, il merito è tutto dell’atmosfera. Qui niente astronavi, futuri ipertecnologici o robot con sentimenti. Solo un mondo parallelo di cui non sappiamo nulla, e che rende lo spettatore ancora più inquieto. Il Tokyo deserto è un personaggio a sé: enorme, opprimente, pronto a trasformarsi in teatro di nuovi tranelli. La serie si muove chiaramente tra i territori del thriller psicologico.

  • I giochi non mettono alla prova solo l’intelligenza o la velocità, ma svelano l’aspetto più fragile e crudele della natura umana.
  • La paura della morte, la diffidenza verso gli altri, la lotta per la sopravvivenza spesso prevalgono su ogni morale.

A tratti, l’atmosfera richiama i cult del cinema giapponese come Battle Royale, dove la violenza non è mai gratuita ma “necessaria”. Questo mix riesce a mantenere una tensione costante fatta di azione, suspense e dilemmi esistenziali che lasciano il segno.

Oltre La Casa de Papel: il successo mondiale della serialità nipponica

Il successo di Alice in Borderland si inserisce in un contesto più ampio: quello del riconoscimento su scala globale di cinema e serie TV giapponesi. Da decenni, il Giappone popola l’immaginario collettivo mondiale, dall’animazione poetica dello Studio Ghibli ai film più oscuri e radicali che mettono in discussione la società. Questa straordinaria capacità di alternare dolcezza e brutalità è uno dei superpoteri della creatività nipponica.

Oggi, grazie a Netflix, queste opere raggiungono un pubblico sempre più ampio. Alice in Borderland dimostra che le serie giapponesi possono davvero competere con le grandi produzioni internazionali, come La Casa de Papel. Non solo: la narrazione spesso più introspettiva, e il modo diretto di affrontare la morte e le scelte morali, distinguono queste storie dalle loro controparti occidentali. In questo senso, la serie non si limita a intrattenere: ci ricorda che il Giappone resta un vero e proprio laboratorio di idee.

Alla fine dei giochi (di carte e non solo)…
Difficile chiamare Alice in Borderland solo una serie da maratona televisiva per una sera gelida. È un’esperienza intensa, che mette in discussione il nostro rapporto con il gioco, la società e la sopravvivenza stessa. Forse è proprio per questo che, una volta premuto “play”, staccarsi dallo schermo diventa quasi impossibile… e il plaid sarà l’unica cosa a non scivolarvi di dosso!

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