Perché tutti parlano di questo film con Hugh Jackman? La verità sorprende

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Perché tutti parlano di questo film con Hugh Jackman? La risposta potrebbe sorprenderti… ma se hai seguito i sussurri degli appassionati di cinema e le recensioni infiammate della rete, la parola chiave è una sola: Prisoners. Ecco come un thriller può rapire il pubblico – e non solo i personaggi!

Un trono virtuale per Hugh Jackman: la regina dei thriller secondo gli utenti AlloCiné

Hugh Jackman, ormai una leggenda australiana del grande schermo, è tornato recentemente sotto i riflettori con il film “Sur un sur de blues”, dove interpreta uno dei due musicisti al verde che riportano in vita la musica di Neil Diamond. Ma, attenzione, questa è solo l’ultima tappa di una carriera che – contiamoli insieme – comprende 49 film in 25 anni. Un ritmo che nemmeno Wolverine in caffeina!

Ma tra tutti questi titoli, quale avranno scelto i cinefili (e utenti ossessionati dalle stelle di AlloCiné) come il film migliore della sua filmografia? Sorpresa: è Prisoners di Denis Villeneuve a conquistare la vetta, con una media clamorosa di 4,3 stelle su 5, ottenuta da ben 37.452 voti e 2.122 recensioni. E non solo: si tratta anche del film meglio valutato nella carriera di Jake Gyllenhaal e dello stesso Villeneuve. Tris d’assi.

Un thriller che toglie il fiato: trama e atmosfera

Rilasciato nel 2013, Prisoners è ambientato nella cupa periferia di Boston. La storia ruota attorno alla sparizione di due bambine di sei anni, Anna e Joy. Non inizia bene, ed è solo l’inizio del vortice: dopo la denuncia fervida del padre della piccola Anna, Keller (Jackman), il detective Loki (Gyllenhaal) punta tutto sul sospetto principale, Alex Jones (Paul Dano). Ma mancano le prove e la giustizia lo lascia libero in pochi giorni. Risultato? La furia cieca di un padre che ha appena perso tutto.

A quel punto Keller, devastato dal dolore, si lancia in una ricerca disperata contro il tempo, mentre Loki batte ogni pista per chiudere il cerchio prima che Keller decida di risolvere la questione da solo – e con mezzi poco ortodossi. I giorni scorrono e la speranza (e il fiato dello spettatore!) si dissolve piano piano…

Dietro la maschera di Keller Dover: la dedizione di Hugh Jackman

Per immergersi nel tormentato ruolo di Keller Dover – ex alcolista, padre ferito e pronto a tutto –, Hugh Jackman non si è risparmiato nulla: si è documentato sul survivalismo, uno stile di vita per chi vuole essere pronto a qualsiasi catastrofe, ha studiato l’alcolismo e persino gli effetti della prolungata privazione di sonno. E se la scena con il martello ti ha lasciato a bocca aperta, sappi che era tutto improvvisato: Paul Dano, ignaro di quello che stava per succedere, è andato letteralmente in ginocchio di fronte a Jackman. Dieci anni dopo, Jackman stesso confesserà con autoironia: “Come ha fatto Paul Dano a parlarmi ancora dopo quella scena? Non ne ho la minima idea!”.

Prisoners secondo il pubblico: emozioni forti e giudizi senza sconti

Quando un film lascia il segno, lo capisci da come ne parlano gli spettatori, e i giudizi raccolti da AlloCiné sono una valanga di wow! e brividi (e qualche cuore spezzato). Ecco cosa dicono:

  • Tony-76 parla di un thriller mozzafiato che “tiene letteralmente prigioniero lo spettatore sulla sedia” e loda Jackman per forse la sua “miglior interpretazione di sempre”.
  • Cinémantho esclama: “Un film enorme! Una storia avvincente dall’inizio alla fine e un plot twist incredibile”, aggiungendo che Jackman avrebbe meritato l’Oscar.
  • Anso lo definisce “un thriller eccellente che mi ha tenuta con il fiato sospeso dall’inizio alla fine”, sottolineando quanto il film sia rimasto attuale e imprevedibile.
  • moket ritiene quello di Dover il miglior ruolo di Jackman, animato da una sete di vendetta e giustizia “selvaggia come quella di Wolverine”, mentre Gyllenhaal splende nel ruolo di un poliziotto asociale e determinato.
  • Hunter Arrow lo considera una futura pietra di paragone del genere, privo di difetti e con una regia e fotografia impeccabili. Difficile essere in disaccordo dopo aver visto una sceneggiatura tanto intelligente.
  • Un altro spettatore paragona la forza di Prisoners a Millenium di Fincher o Mystic River, lodando la svolta di Jackman che finalmente si scrolla di dosso l’etichetta di Wolverine. Paul Dano? Semplicemente “sbalorditivo”.
  • fandecoach lo eleva tra i migliori thriller dai tempi di “Seven”: “Un pugno che ti mette K.O.”, con una fotografia perfetta e un ritmo che incolla alla sedia per due ore e mezza che paiono volare.

Difficile trovare qualcuno che non raccomandi Prisoners con tutto il cuore e le budella (tanto nemmeno quelle si riprendono più, dopo…).

In chiusura, viene quasi da chiedersi: perché mai uno dovrebbe non vedere questo film? Se ami le emozioni forti, le interpretazioni che ti restano addosso e le storie in cui il confine tra giusto e sbagliato è sottile come un colpo di martello sul muro, tuffati in Prisoners. E ricordati: ogni giorno il cinema regala sorprese, basta solo aprire la porta giusta – possibilmente non con Jackman dall’altra parte armato di martello.

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