Mostra sommario Nascondi sommario
Vi siete mai domandati cosa succede davvero nella mente di un serial killer? Non siete soli: anche Netflix si è posto la stessa domanda e ha reso la risposta terribilmente avvincente (e inquietante) nella serie Mindhunter, il fenomeno psicologico che ha sconvolto milioni di spettatori. Pronti a entrare nel cuore delle pulsioni più oscure? Allacciate le cinture: qui si viaggia nel profondo della psiche… e non solo degli assassini!
Un viaggio nel tempo: benvenuti negli anni ’70… più “fuori” che mai
Mindhunter si impone fin dai primissimi episodi grazie a una messa in scena magistrale, a un montaggio incisivo e a un humour sottilissimo che non disturba, ma amplifica i brividi. Ambientata alla fine degli anni Settanta, in un’America segnata da eventi come il post-Vietnam, il post-Watergate e il “post-Summer of Love”, la serie ci immerge in un’epoca di grandi cambiamenti (e di non poche incertezze). Qui, la società cerca di capire – spesso a tentoni – come dare un senso nuovo all’ordine e al crimine: non è un caso se i nostri protagonisti si scontrano regolarmente con istituzioni giudiziarie che faticano a stare al passo coi tempi. E lo fanno con dialoghi sagaci che portano in primo piano il duello tra vecchio e nuovo paradigma.
La psiche criminale come non l’avete mai vista (brrr…)
Se amate i polizieschi, i thriller o semplicemente le storie di serial killer, occhio: questa potrebbe diventare la vostra nuova serie del cuore (con la piccola controindicazione di qualche brivido un po’ più intenso del solito). Composta da dieci episodi, di cui almeno tre diretti da David Fincher, Mindhunter non si limita alle indagini. Anzi, promette (mantenendo la promessa) di accompagnarci nella psiche complessa e spaventosa degli assassini – non solo per farsi uno spavento, ma per capire davvero cosa si nasconda dietro quei comportamenti. E se avete già gustato Seven o Zodiac, beh, siete davvero nel vostro habitat naturale!
Galaxy H1: in arrivo le cuffie over-ear di Samsung
Lenovo a IFA 2026: due notebook super sottili, uno con display OLED espandibile
- Una sigla memorabile trasforma il test di Rorschach: via le macchie d’inchiostro, ecco le gocce di sangue. Zoom in avanti e benvenuti nel cervello dei serial killer (siete ancora sicuri di voler entrare?).
- Dopo un episodio di “presentazioni” un po’ ordinato, la serie sboccia completamente già dal secondo, costruito attorno agli interrogatori del giovane Holden – e con lo stile freddo, onirico e muscoloso che chi conosce Zodiac non faticherà a riconoscere.
Mindhunter non gioca sul budget milionario e nemmeno sulle grandi star. Al contrario, si presenta come un vero e proprio laboratorio in cui Fincher può sperimentare e raccontare storie, portando la serialità Netflix a un livello tutto nuovo.
Un laboratorio per il racconto del male: il profiling (e molto altro)
Forse non tutti sanno che il profiling – la famosa tecnica che permette all’FBI di anticipare e comprendere i killer – non era affatto noto al grande pubblico. Proprio per questo, Fincher ridà vita con passione agli esordi di questa disciplina, scegliendo un aspetto della storia criminale che guarda con ironia alle produzioni più commerciali e rinnova completamente il genere. Prendete nota, appassionati di Esprits Criminels: qui si cambiano le regole!
Il cuore narrativo pulsa però soprattutto attorno ai due protagonisti, impegnati in un incessante e spesso frustrante lavoro di persuasione all’interno di istituzioni scettiche. L’equilibrio fra tensione, evoluzione dell’epoca e riflessione sulla natura del male è rischioso – e proprio per questo, avvincente. Non è solo un thriller classico: è anche un ritratto del cambiamento sociale e un viaggio negli abissi dei nostri stessi meccanismi mentali.
- Mentre in film come Il silenzio degli innocenti la demarcazione fra “noi” e i mostri è netta, Mindhunter preferisce domandarsi cosa ci avvicina a loro. C’è da aver paura… o da riflettere!
- I creatori aggiungono con sapienza una sottile vena ironica, tutta giocata sui contrasti fra il delicato Groff e il ruvido McCallany: non solo tensione, anche qualche sorriso nervoso (che non guasta, anzi…)
Conclusione: il brivido intelligente (e… l’attesa per ciò che verrà)
Dopo House of Cards, il maestro David Fincher (già noto per Seven, Fight Club, The Social Network) firma qui una delle sue opere più personali e raffinate – anche se dirige solo quattro episodi su dieci, lo spirito fincheriano pervade ogni sequenza. Mindhunter parte piano ma conquista: se queste premesse saranno mantenute, ci troveremo davanti non solo a un thriller psicologico ad altissimo tasso di dipendenza, ma anche a una riflessione moderna e tagliente sull’animo umano. Noi, intanto, aspettiamo con impazienza di vedere dove ci porterà il prossimo viaggio nella mente del male.












