ESA e ClearSpace svelano veicolo per estendere la vita dei satelliti geostazionari

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L’Agenzia Spaziale Europea ha dato il via libera a una nuova fase del progetto Phoenix, affidando a ClearSpace il proseguimento dello sviluppo di un veicolo capace di raggiungere e agganciarsi ai satelliti in orbita geostazionaria. L’accordo firmato a Parigi il 22 settembre 2026 segna un passo decisivo verso un servizio commerciale europeo di manutenzione spaziale.

Accordo ESA-ClearSpace: obiettivi e contesto del contratto

La firma consolida il Phoenix Partnership Project. L’intento è creare in Europa una soluzione operativa per intervenire sui satelliti già in orbita.

  • Data dell’accordo: 22 settembre 2026, Parigi.
  • Obiettivo: sviluppo di un veicolo per manutenzione on-orbit.
  • Cliente e coordinatore: Agenzia Spaziale Europea.

Come Phoenix si avvicina ai satelliti geostazionari

I satelliti in orbita geostazionaria si trovano a circa 36.000 km dalla Terra. Molti non possiedono interfacce di docking previste al lancio. Phoenix dovrà quindi operare con procedure autonome e flessibili.

Illustrazione di satelliti in orbita geostazionaria sopra la Terra
I satelliti geostazionari operano intorno ai 36.000 km dalla Terra.

Il sistema dovrà eseguire il rendezvous, l’avvicinamento e l’aggancio in modo affidabile e sicuro. L’aggancio è la sfida più delicata. Spesso non esistono punti di presa predisposti.

Componenti tecnologiche e test previsti

ClearSpace guida un consorzio europeo per integrare tecnologie di rendezvous e docking già testate in altri progetti. Il nuovo contratto prevede sviluppo e prove in condizioni rappresentative.

Meccanismo di aggancio robotico progettato per docking su satelliti
Meccanismi adattivi e sensori per il rendezvous e l’aggancio ravvicinato.

  • Sistemi di navigazione e guida autonoma.
  • Sensori per l’approccio ravvicinato e riconoscimento della struttura del target.
  • Meccanismi adattivi per l’aggancio su satelliti non predisposti.

Funzioni previste: estendere la vita e oltre

Phoenix è pensato per offrire diversi servizi operativi in orbita. Queste attività possono ridurre costi e rischi per gli operatori satellitari.

  • Estensione della vita operativa assumendo funzioni di assetto e controllo di posizione.
  • Spostamenti in un’altra posizione orbitale.
  • Correzione dell’inclinazione orbitale e manutenzione dell’assetto.
  • Ispezioni ravvicinate e diagnostica dello stato del satellite.
  • Assistenza nelle operazioni di fine vita.

In futuro potrebbe essere valutata anche la capacità di rifornire il propellente. Per la prima versione, il rifornimento non è previsto.

Perché questo servizio interessa gli operatori

Un’opzione di manutenzione on-orbit consente di sfruttare più a lungo apparecchi ancora funzionanti. Gli operatori potrebbero posticipare la sostituzione completa dei veicoli.

Il risultato atteso è una riduzione dei costi e una maggiore flessibilità nella gestione delle flotte satellitari.

Finanziamenti e soggetti coinvolti

Phoenix è gestito dallo Space Resilience Office dell’ESA. Riceve fondi anche dalla linea Industrial Competitiveness del programma ARTES.

Tra i partner figurano ClearSpace e altre aziende europee che partecipano alla progettazione e alla fornitura dei sistemi.

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