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Colpo di scena (e di grazia) nel catalogo Netflix: “El refugio atómico”, la serie che doveva raccogliere l’eredità de La Casa di Papel, è ufficialmente cancellata. Nessuno se lo aspettava? Forse in realtà sì… Ma vediamo come è andata questa storia finita troppo presto.
Da eredi designati a serie orfana: ecco cos’è successo
Dopo aver conquistato il mondo con il fenomeno di “La Casa de Papel”, era normale aspettarsi che Netflix scommettesse senza esitazioni sulla nuova creatura firmata sempre da Álex Pina e Esther Martínez Lobato. “El refugio atómico” si presentava con tutte le credenziali per essere il prossimo successo esplosivo: un thriller con toni di fantascienza, ancora più intenso, più crudele e più radicale rispetto ai precedenti lavori del duo. E invece, la realtà si è rivelata ben più impietosa.
Come riportato da El País già dal 10 dicembre, la decisione è ora definitiva: la serie non andrà oltre la prima stagione. Niente miracolo Netflix questa volta, anzi, i mastodontici set realizzati per la serie sono già in fase di smantellamento da parte di Vancouver Media, a testimoniare che la pratica è archiviata per sempre.
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Dati alla mano: un debutto che non ha mai decollato
Non appena resa disponibile in catalogo, “El refugio atómico” ha subito manifestato segni di debolezza. Il pubblico non è decollato, le visualizzazioni sono rimaste ferme ai blocchi di partenza e la critica, soprattutto negli Stati Uniti, si è dimostrata particolarmente severa.
- Su Rotten Tomatoes la serie non è riuscita a superare il 33% di recensioni favorevoli, un punteggio davvero impietoso per una produzione di grande investimento.
- In Francia le cose sono andate un po’ meglio: la critica l’ha valutata con un 3 su 5, mentre il pubblico su Allociné ha regalato un lusinghiero 4 su 4.
L’amara combinazione di scarso gradimento del pubblico e giudizi critici prevalentemente negativi ha sigillato il destino della serie. Inutile qualsiasi ambizione degli autori: Netflix ha deciso senza possibilità d’appello, nonostante Pina e Martínez Lobato avessero in mente una seconda stagione “ancora più sadica e disturbante”.
Piani interrotti e speranze svanite: il racconto dietro le quinte
Netflix, va detto, non si è lanciata in una decisione affrettata. Tra il debutto della serie, avvenuto il 19 settembre, e l’annuncio definitivo dell’annullamento sono passati quasi tre mesi. Un tempo che fa pensare a un’accurata analisi delle performance prima di alzare bandiera bianca sull’universo di “El refugio atómico”.
Il colpo è stato particolarmente duro per i fan, anche perché Álex Pina aveva confidato al sito espinof di avere già dei piani per la seconda stagione:
- «Abbiamo iniziato già a lavorare su quello che sarebbe stato il punto di partenza di un eventuale seguito, perché avevamo bisogno di capire come rilanciare la storia per poterne scrivere la conclusione.»
- Il creatore aveva aggiunto: «Sappiamo già cosa sarebbe successo immediatamente dopo l’episodio 8 e abbiamo in mente come portare la trama verso qualcosa di ancora più estremo e folle».
Purtroppo, tutto è rimasto soltanto su carta. E i monumentali set della serie si trasformano già in un ricordo (costoso) smantellato dalla Vancouver Media.
Netflix guarda avanti: Berlín rinasce, il rifugio si chiude
Questa cancellazione avviene in un momento in cui Netflix ha scelto di puntare sulle sue certezze, lasciando da parte i rischi. Mentre “El refugio atómico” affonda senza una vera conclusione (e con un cliffhanger finale che rischia di far impazzire i fan per la frustrazione), la piattaforma rilancia la stagione 2 di “Berlín”.
Quello che fa davvero impressione è il contrasto: da un lato “Berlín” annuncia il ritorno di Álvaro Morte nei panni dell’iconico Professore, rilanciando così l’interesse verso l’universo de La Casa de Papel, dall’altro Pina e i suoi si vedono chiudere la porta in faccia su un finale non scritto.
Il messaggio è piuttosto chiaro, e non potrebbe suonare più netto: anche gli artefici dei più grandi successi non sono (più) al sicuro nell’implacabile giungla dello streaming. Qui, l’errore non si perdona – e a farne le spese, purtroppo per tutti, è “El refugio atómico”.
Morale della favola? Nel laboratorio di Netflix anche la formula vincente non garantisce più nulla. Se avete seguito la serie, sappiate che il cliffhanger che vi tiene svegli la notte… lì resterà. E, chissà, magari tra qualche anno rispunterà un’altra occasione: ma intanto, meglio tenere il bunker del binge-watching ben fornito di nuovi titoli.












