Volkswagen quattro fabbriche a rischio: Blume le giudica non più competitive

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Sale la tensione in casa Volkswagen: i vertici hanno richiamato i sindacati e il mondo politico su possibili nuovi tagli di personale e sulla riorganizzazione degli stabilimenti. L’amministratore delegato Oliver Blume invoca misure più incisive sui costi per mantenere il gruppo competitivo, mentre i rappresentanti dei lavoratori preparano la risposta in vista del confronto decisivo del 4 settembre.

Pressione sui costi: perché Blume preme per risparmi

Secondo il management, le recenti operazioni di riorganizzazione non bastano a ripristinare la redditività attesa.

Grafici di analisi dei costi di produzione e competitività industriale
La pressione sui costi spinge Blume a ricercare soluzioni radicali per ripristinare la redditività

Blume ha sottolineato come i costi industriali siano già stati contenuti, ma permangono gap strutturali rispetto ai concorrenti europei.

  • Riduzioni rilevate nei siti tedeschi: circa il 20% sui costi di produzione nell’ultimo anno.
  • Problemi principali: il costo del lavoro in Germania risulta quasi il doppio rispetto ad altri stabilimenti europei comparabili.
  • Le spese generali sono indicate superiori di circa 30% rispetto alla media dei principali rivali.

Numeri sul personale: cosa è già stato fatto e cosa si ipotizza

Il gruppo ha già avviato misure volontarie per alleggerire l’organico. Ora riemergono proiezioni su possibili ulteriori interventi.

Interventi concreti già attuati

  • Accordo chiuso a fine 2024 per uscite volontarie e prepensionamenti.
  • Circa 37.000 contratti risulterebbero già attivi nell’ambito di quelle intese.

Ipotesi sul tavolo

La direzione aziendale parla di una stima indicativa di ulteriori tagli, senza ancora fissare una scelta definitiva.

  • Stima aziendale per un nuovo intervento: intorno a 50.000 posti a livello mondiale.
  • Di questi, una quota significativa — circa la metà — sarebbe localizzata in Germania.
  • Se sommati alle misure già concordate, l’impatto complessivo potrebbe arrivare a circa 100.000 posizioni.

Impianti nel mirino e piano capacità produttiva

Il rischio riguarda non solo le teste ma anche le linee: la compagnia studia la riduzione di capacità per adeguarsi alla domanda e ai costi.

Interno di uno stabilimento automobilistico con linee di produzione
I quattro impianti tedeschi sono nel mirino della direzione Volkswagen

Tra gli stabilimenti citati dal management come potenzialmente non più sostenibili verso il 2030 figurano alcuni siti chiave del network tedesco.

  • Emden
  • Hannover
  • Zwickau
  • Neckarsulm

Il gruppo intende anche ridurre la sovraccapacità europea per oltre 500.000 veicoli all’anno, intervenendo su volumi produttivi e su una semplificazione dell’offerta modelli.

Al momento non sono state prese decisioni definitive sulle chiusure o sul ridimensionamento degli impianti.

La reazione dei lavoratori e le richieste sindacali

I rappresentanti dei lavoratori hanno reagito con fermezza alle ipotesi rilanciate dalla dirigenza.

La presidente del Consiglio di fabbrica, Daniela Cavallo, insieme ai delegati, ha respinto la logica dei tagli lineari e chiesto garanzie sul futuro occupazionale.

  • Il sindacato chiede una strategia industriale che protegga gli stabilimenti tedeschi.
  • Richieste di soluzioni alternative alle riduzioni forzate: investimenti, riconversioni e piani di rilancio.
  • Impegno a negoziare solo su misure che includano tutele reali per i lavoratori.

Il confronto ufficiale è fissato per il 4 settembre, quando il Consiglio di sorveglianza affronterà il tema. L’appuntamento è presentato come cruciale per decidere l’orientamento futuro del gruppo e per valutare eventuali provvedimenti aggiuntivi.

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