La serie che divide tutti: vera gemma o flop da evitare assolutamente?

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La serie che fa discutere: capolavoro imperdibile o stanca replica da dimenticare? Preparatevi, perché “Ne t’enfuis plus” divide come poche altre. E forse è giunto il momento di porsi una domanda semplice: stiamo davvero per inciampare nel solito déjà-vu?

Fenomeno Coben: una presenza che non passa mai inosservata

Da quando? Praticamente da sempre: sin dai primi anni Novanta, Harlan Coben è diventato uno degli autori di romanzi gialli più richiesti del mercato. Con all’attivo una quarantina di libri, tradotti in 45 lingue (!), è difficile trovare qualcuno che, almeno di nome, non lo conosca. Le sue storie hanno spesso attraversato la frontiera cartacea, materializzandosi sugli schermi. Qualche titolo? “Ne le dis à personne”, portato al cinema (in versione francese!) da Guillaume Canet su romanzo di Coben del 2006. O in TV: “Une chance de trop” – mini-serie tratta da un romanzo del 2015 – e “Safe” con Michaël C. Hall e Audrey Fleurot.

Il mega-contratto Netflix e l’adattamento infinito

Nel 2018, Netflix ha deciso di non lasciarsi scappare la gallina dalle uova d’oro: Coben è stato messo sotto contratto in esclusiva fino al 2027 per adattare 14 titoli (già usciti o futuri), tutti come serie o film originali. Un affare talmente grosso da essere soprannominato da alcuni come “mega-contratto” e stimato in decine di milioni di dollari. E Coben non sta a guardare: per ogni progetto, la sua impronta c’è.

Se la matematica non ci tradisce, “Ne t’enfuis plus” è la decima trasposizione per Netflix di un romanzo cobeniano. Qui il testo di partenza è “Run Away”, uscito nel 2019.

Trama fitta o confusione totale? Un labirinto di linee narrative

Facciamo ordine. Protagonista: Simon Greene, papà benestante combattivo fino a diventare (quasi) esasperante per ritrovare la figlia Paige. Lei, ex studentessa, è scomparsa da mesi dopo l’incontro con Aaron, un ragazzo poco raccomandabile, ed è ormai diventata senzatetto, cancellando la famiglia dal suo universo.

  • Simon finisce sospettato dell’omicidio di Aaron dopo un altro dei tanti grovigli narrativi.
  • Ingrid, la moglie di Simon, impegnata nelle ricerche sulla figlia, viene colpita da un colpo di pistola dopo aver rintracciato il pusher di Paige.
  • Due poliziotti conducono le indagini con “fin troppo zelo” e vivaci attività nascoste.
  • Una detective privata ancora scossa dalla perdita dell’ex compagno poliziotto e che, per non farsi mancare nulla, fa la ladra.
  • Un giovane duo di serial killer senza scrupoli che fa fuori varie persone con un misterioso denominatore comune.
  • Un professore di genealogia volatilizzato dai radar.

Troppo? Indubbiamente. La tripla indagine si fa un punto d’onore nell’aggiungere nuovi personaggi ad ogni episodio, moltiplicando i cliffhanger come se non ci fosse un domani. Lo spettatore? Praticamente intrappolato nelle fauci del binge-watching senza scampo.

Tra virtù e difetti: un equilibrio difficile da mantenere

Anche se la regia talvolta lascia a desiderare e si mostra confusa, gli attori danno una mano a mantenere a galla la nave. James Nesbitt, specialmente, calza bene il ruolo del borghese collerico. Resta però difficile ignorare la sensazione che a forza di utilizzare le “stesse corde” per colpire lo spettatore – i famosi segreti di famiglia che esplodono, la sfiducia crescente dell’eroe verso chi lo circonda, comprimari sempre sospetti – si sia arrivati a un limite. Durante gli otto episodi da 48 minuti ciascuno, inevitabilmente si affaccia quel senso di già visto che rischia di diventare, paradossalmente, proprio il tallone d’Achille di un autore abituato a farne il punto di forza.

Le dinamiche intense, i colpi di scena a raffica e il continuo inserimento di nuove piste alimentano la confusione quanto la suspense. L’esperienza può risultare adrenalinica, ma anche indigesta se ci si aspetta davvero qualcosa di nuovo.

Morale della favola? “Ne t’enfuis plus” è il paradigma della serialità cobeniana: intricata, fortemente ritmata, ma così piena da rischiare l’autoparodia. Vale la pena tuffarcisi dentro? Se amate i giochi di prestigio narrativi (anche un po’ marciti) e i segreti di famiglia a getto continuo, questa serie fa per voi. Altrimenti… forse è il caso di lasciar correre. O, almeno, saltare qualche cliffhanger di troppo.

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