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- Il messaggio che ha ingannato la vittima
- La tecnica usata per svuotare i conti
- Conti e soggetti coinvolti: il ruolo dei prestanome
- Indagini sul territorio: perquisizioni e sequestri
- La pista toscana: come nasceva lo smishing
- Il funzionamento del call center clandestino
- Materiale sequestrato e riscontri operativi
- Lo stato attuale dell’inchiesta e le prospettive
Un semplice SMS ha messo in ginocchio un conto corrente e ha acceso una complessa indagine tra Campania e Toscana. La vittima, allarmata da un avviso apparentemente ufficiale su un pagamento non autorizzato, ha risposto al numero indicato e ha dato inizio a una catena di azioni che ha portato alla sottrazione di decine di migliaia di euro.
Il messaggio che ha ingannato la vittima
Il testo fraudolento imitava una nota piattaforma di pagamenti. Conteneva l’avviso di un’operazione non autorizzata e un numero da chiamare per bloccarla. La persona, preoccupata per il proprio risparmio, ha chiamato.
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All’altro capo della linea si sono presentati operatori convincenti. Hanno usato termini tecnici e toni rassicuranti. In poco tempo sono riusciti a ottenere le credenziali di accesso e, soprattutto, quelle per disporre bonifici.
La tecnica usata per svuotare i conti
I truffatori hanno agito con rapidità e metodo. Prima hanno modificato i limiti dei trasferimenti istantanei. Poi hanno disposto bonifici ingenti, in rapida successione.
- Incremento dei limiti dei bonifici istantanei per permettere movimenti veloci.
- Bonifici immediati verso conti intermedi: importi rilevanti spediti in pochi minuti.
- Smistamento verso conti esteri e prelievi in contanti attraverso complici locali.
In un caso sono stati trasferiti oltre 96.000 euro con due operazioni quasi consecutive. Gran parte del flusso è poi migrata verso conti in Belgio e Lussemburgo.
Conti e soggetti coinvolti: il ruolo dei prestanome
I conti utilizzati risultavano intestati a persone che vivevano tra Napoli e Salerno. Gli stessi soggetti erano titolari di numerosi rapporti bancari.
L’analisi dei saldi e delle giacenze ha rivelato un pattern chiaro: quei conti servivano prevalentemente a riciclare i proventi delle truffe.
- Conti intestati a prestanome campani.
- Multipli rapporti bancari presso undici istituti diversi.
- Trasferimenti immediati verso società estere riconducibili agli stessi ambienti.
Indagini sul territorio: perquisizioni e sequestri
Il Nucleo Investigativo dei Carabinieri ha avviato controlli mirati, coordinati dalla Procura locale. Le perquisizioni hanno riguardato abitazioni, auto e dispositivi personali.
Nel corso degli accertamenti sono stati sequestrati documenti e strumenti utili a ricostruire la rete operativa.
- Carte prepagate intestate a nomi fittizi, usate per le prime transazioni.
- Documentazione bancaria, telefoni e schede SIM.
- Supporti elettronici con dati utili all’indagine.
La pista toscana: come nasceva lo smishing
Le tracce digitali hanno portato gli investigatori in Toscana. Sono emersi centri di invio di massa di SMS truffaldini, concentrati in alcuni comuni della provincia di Firenze e Pisa.
Gli esperti hanno identificato un locale usato come call center clandestino. Da lì partivano migliaia di messaggi verso potenziali vittime in tutta Italia.
Il funzionamento del call center clandestino
La centrale sfruttava dispositivi in grado di gestire molte schede telefoniche contemporaneamente. Le SIM, spesso intestate a cittadini stranieri non registrati, venivano ruotate per eludere i controlli.
- Invio di SMS mirati con tecniche di social engineering.
- Gestione delle chiamate verso vittime allarmate.
- Acquisizione di credenziali e autorizzazioni dispositive.
Due esercizi di telefonia sono risultati coinvolti nella fornitura di queste SIM. I negozi, situati nei comuni di Fucecchio ed Empoli, rifornivano consolle multisim e schede intestate a cittadini stranieri.
Materiale sequestrato e riscontri operativi
Il blitz ha portato al sequestro di numerosi dispositivi e supporti. L’elenco conferma la capacità dell’organizzazione di operare su larga scala.
- 3 modem multisim
- 685 schede SIM
- 6 notebook e 4 computer
- 1 router 4G e 9 telefoni cellulari
- Vari supporti informatici e documenti
La centrale era occupata quotidianamente e risultava gestita da individui presenti nel territorio.
Lo stato attuale dell’inchiesta e le prospettive
Al momento sono indagate diciassette persone. Gli accertamenti continuano per risalire ai promotori e recuperare le somme sottratte.
La Procura ha precisato che il fascicolo è in fase preliminare. Ogni responsabilità sarà valutata nel corso del processo, con il contraddittorio tra le parti.












