Ecco quante ore devi davvero dormire per rigenerare il cervello

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Avete mai pensato che dormire «un po’ meno» sia solo un peccato veniale? Forse è il caso di ripensarci: il vostro cervello, nel frattempo, potrebbe metterci qualche anno in più a perdonarvi.

Quante ore bisogna dormire davvero per rigenerare il cervello?

Dormire meno di sei ore per notte, soprattutto tra i 50 e i 70 anni, non è un semplice dettaglio trascurabile. Una ricerca pubblicata su Nature Communications ha infatti evidenziato che una simile restrizione del sonno è legata a un rischio più elevato di demenza. Sì, dormiglioni di tutta Italia, avete appena trovato una nuova giustificazione scientifica per restare a letto!

L’indagine ha seguito circa 8000 adulti britannici per oltre 25 anni. I dati raccolti sono di quelli che fanno riflettere: le persone che dormivano sei ore o meno a notte all’età di 50 o 60 anni presentavano un rischio di sviluppare demenza dal 20 al 40% superiore rispetto a coloro che si concedevano sonni «normali», intorno alle sette ore per notte. E quindi, genitori, nonni e zii: via le lamentele, si va a dormire con l’allodola!

Il percorso dello studio: non solo impressioni soggettive

I partecipanti, per ben sei volte tra il 1985 e il 2015, hanno valutato loro stessi la durata media del proprio sonno. Nel 2012, circa 3900 di loro hanno collaborato indossando anche un accelerometro da polso, utile a rilevare i movimenti durante la notte e a verificare così la precisione delle proprie stime. Risultato? I dati sui rischi di demenza legati alla quantità di sonno sono stati confermati, fino al marzo 2019: numeri, non impressioni.

Da queste ricerche, coordinate dall’Institut National Français de la Santé e dall’Université de Paris, in collaborazione con l’University College London, emerge una chiara associazione tra le ore di sonno e il rischio di demenza. Tuttavia, attenzione: si parla di legame, non di causa-effetto dimostrata. In altre parole, non si può ancora dire che sia il poco sonno a provocare direttamente la demenza. Ma il sospetto resta, come un turista in coda alla biglietteria.

Il sonno e i suoi effetti sulla salute cerebrale

La cosa si fa ancora più preoccupante se si considera che un aumento del rischio di demenza pari al 30% è stato osservato anche in chi, tra i 50 e i 70 anni, è abituato a dormire poco in maniera costante, indipendentemente dalla presenza di problemi cardiovascolari, metabolici o psichici. Insomma, il sonno conta, che vi piaccia o no!

Tra l’altro, nelle persone già colpite da demenza, il sonno è spesso alterato – come se la malattia volesse prendersi anche quelle poche ore di riposo che restano. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel mondo ci sono circa dieci milioni di nuovi casi ogni anno, inclusa la malattia di Alzheimer. Riuscire a preservare una buona igiene del sonno si conferma dunque una strategia fondamentale per mantenere sano il nostro cervello, sottolinea l’Inserm.

Prevenzione, abitudini e qualche consiglio di buon senso

Gli scienziati mettono in guardia: futuri studi forse potranno dirci se migliorare le abitudini di sonno aiuterà davvero a prevenire la demenza nel concreto. Nel frattempo, qualche consiglio valido rimane sempre attuale (e sì, anche la mamma lo ripete da una vita):

  • Non fumare
  • Bere con moderazione
  • Mantenersi mentalmente e fisicamente attivi
  • Seguire un’alimentazione equilibrata
  • Tenere sotto controllo i livelli di colesterolo e la pressione arteriosa

Come ricorda Sara Imarisio, direttrice dell’Alzheimer’s Research Trust, questi comportamenti possono aiutare a mantenere sano il nostro cervello mentre invecchiamo. E visto che la prevenzione non dorme mai – per restare in tema – vale la pena almeno provare a riposare quelle sette ore consigliate. Pensateci, la prossima volta che vi viene voglia di fare le ore piccole: il vostro futuro voi sarà grato al voi di oggi!

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