Mostra sommario Nascondi sommario
Chi non ha mai provato un fremito misto tra rabbia e rassegnazione appena sente quella classica pausa al telefono, seguita da una voce troppo sorridente per essere sincera? La lotta continua ai call center è una realtà quotidiana, tra offerte improvvisate e sottili sensi di colpa «green». Ma qual è la reazione giusta? Bisogna riagganciare? E cosa dice davvero l’esperienza delle migliaia di utenti che ogni giorno cadono nel tranello della chiamata commerciale?
Il copione della trappola: già rispondere è un errore?
Basta alzare la cornetta e una sensazione di déjà vu si fa strada: ci siamo cascati di nuovo. Quel silenzio iniziale seguito da un “Buongiorno Signora Cherchève!” annuncia ciò che è ormai inevitabile: un operatore di call center si è impossessato dei nostri minuti di pace. Cosa vorrà stavolta? Un’assicurazione? Un contratto di energia? O la solita promozione su finanziamenti da favola? Immediatamente entra in scena l’offerta: “Stiamo facendo una promozione sui doppi vetri. È inquilina o proprietaria?”.
E qui, chi conosce il copione sa come trovare un’uscita di sicurezza: dichiararsi “inquilina” (anche se non è vero) permette spesso di essere congedati con una gentile “Grazie signora. Buona giornata”. E questa volta ce la siamo cavata senza danni.
Galaxy H1: in arrivo le cuffie over-ear di Samsung
Lenovo a IFA 2026: due notebook super sottili, uno con display OLED espandibile
Quando la chiamata fa saltare i nervi
Purtroppo, non va sempre così liscia. Capita spesso che le telefonate dei call center provochino reazioni ben più violente. Soprattutto se la voce dall’altra parte non è per nulla disposta a mollare la presa: come quel venditore incaricato da un fornitore di elettricità, capace di spendere un’energia invidiabile per convincerci a cambiare operatore.
- “Non vorrete rinunciare al 10% di risparmio in bolletta!”: il sermone colpisce dritto al senso pratico.
- “La nostra energia è garantita verde, ha pensato al riscaldamento globale?”: e il senso di colpa fa il bis.
Quando l’invadenza supera il limite, la tentazione è forte: scagliare il telefono contro il muro, sfogarsi con un insulto… Ma la soluzione scelta più spesso resta quella di riagganciare di colpo.
Un fastidio universale: i dati che parlano chiaro
Se pensate che sia solo una vostra impressione, i numeri vi danno ragione. Un’indagine svolta nell’agosto 2020 dall’Osservatorio dei consumatori dell’UFC-Que Choisir (dal nome azzeccatissimo: “Telefonate commerciali, basta così!”), fotografa un’esasperazione diffusa:
- Il 73% degli intervistati dichiara di ricevere chiamate ogni giorno.
- Il 93% almeno una volta a settimana.
“È invivibile”, lamenta uno degli intervistati, raggiunto ben diciotto volte in una sola giornata da proposte per l’isolamento termico a 1 euro. Una situazione insostenibile, che però invita alla riflessione: dall’altra parte della linea non c’è il grande capo, ma un dipendente che resta otto ore al telefono, stipendiato al minimo e costretto a incassare rifiuti e insulti. Per lui – o lei – l’esperienza non è certo più piacevole.
Basterebbe iscriversi a Bloctel? Una beffa…
Avrebbe dovuto essere il rimedio miracoloso: Bloctel, la lista su cui iscriversi per non essere più molestati. E invece, il risultato è ben diverso. Secondo UFC-Que Choisir, si tratta di un vero fiasco:
- Il 80% di chi si registra continua a ricevere chiamate
Una situazione che non promette miglioramenti. Il nuovo decreto pensato per regolamentare queste pratiche ha tutta l’aria di uno scherzo, e ha provocato la reazione unanime delle associazioni dei consumatori:
- L’operatore potrà continuare a chiamarci più di cinquanta ore a settimana, anche il sabato
- Potrà chiamare quattro volte in un mese anche se abbiamo già riagganciato in faccia tre volte
Conclusione: Riagganciare è istintivo, ma ricordiamoci che spesso chi chiama è vittima quanto noi. La vera soluzione non sembra essere dietro l’angolo— né Bloctel, né i nuovi decreti riescono a liberare i consumatori dall’assalto dei call center. Siate fermi, scegliete la cortesia (almeno nei giorni buoni!) e ricordate che il prossimo a ricevere la chiamata… forse saremo noi!












