A 31 anni risolve un mistero matematico irrisolto da oltre 60 anni

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Un giovane ricercatore si è appena concesso il lusso di risolvere un enigma matematico che da oltre sessant’anni resisteva come un divano incastrato sul vano scale: la sua, una dimostrazione senza computer, già considerata una delle più grandi imprese matematiche del 2025. Mettetevi comodi: parliamo del “problema del divano mobile”… e di chi, dopo mille tentativi, l’ha (finalmente!) spinto fino in fondo all’angolo.

Il misterioso divano e la sua curva perfetta

All’apparenza sembra un gioco per bambini: immaginiamo un divano (rigido, si badi bene!) che deve superare una svolta a gomito in un corridoio a forma di L, largo esattamente un metro. La domanda – apparentemente innocua – è: qual è la forma più grande che può avere un divano per passare, senza incastrarsi e senza sforzare? Semplice da visualizzare, un autentico rompicapo per risolvere.

L’idea nasce nel 1966 da Leo Moser, matematico austro-canadese: la questione piace subito a studenti e professori, tanto da diventare una presenza fissa nei manuali americani. Per decenni, ci si avvicina piano piano alla soluzione, limando risultati come scultori sul marmo della matematica.

  • Nel 1968 John Hammersley ipotizza una forma possibile di circa 2,2074 metri quadrati.
  • Nel 1992 Joseph Gerver porta la stima a 2,2195 metri quadrati, usando una figura curva ingegnosa.

Da allora, nessuno trova una forma migliore… ma nemmeno riesce a provare che si possa solo così e non di più. Un enigma che resta sospeso, come il divano in equilibrio sull’orlo del passaggio.

Baek Jin-eon: un sogno matematico che inizia da bambino

Il colpo di scena arriva con Baek Jin-eon, trentunenne sudcoreano, che incrocia il problema durante la sua ricerca all’Istituto nazionale delle scienze matematiche, nel pieno del servizio militare obbligatorio (quando si dice la casualità!). Quello che lo attira non sono solo le difficoltà tecniche: a incuriosirlo davvero è la totale assenza di una cornice teorica chiara. Il problema galleggia nello spazio concettuale, senza fondamenta solide: solo una domanda semplice e irrisolta.

Per Baek, questa mancanza diventa un’ossessione: sette anni di studio, prima durante il suo dottorato all’Università del Michigan, poi da ricercatore postdoc all’Università Yonsei in Corea del Sud. A ventinove anni, l’enigma – finalmente – si scioglie tra le sue mani.

La dimostrazione senza computer: pensiero puro e 119 pagine di densità matematica

La svolta di Baek? Nulla a che spartire con le strategie precedenti, affidate pesantemente a simulazioni computerizzate. No, lui opta per il ragionamento puro, con una rigorosità quasi monastica:

  • Niente calcoli al computer.
  • Nessuna potenza di fuoco numerica.
  • Solo pensiero logico e deduzione.

Così, Baek dimostra definitivamente che il limite di Gerver è, in realtà, insuperabile. E tutto racchiuso in 119 pagine di densità matematica estrema. Un lavoro tanto titanico che Scientific American ha inserito la sua impresa tra le dieci maggiori scoperte matematiche del 2025 – e, con umorismo, paragona la soluzione al “pivot!” del leggendario divano di Friends: peccato che qui, invece di urli e spintoni, serviranno fitte pagine di equazioni.

Dal 2024, Baek ha pubblicato i suoi risultati su arXiv, il riferimento per chi vuole condividere subito nuove scoperte. Attualmente il suo lavoro è sotto valutazione ai prestigiosissimi Annals of Mathematics.

Persistenza, sogni e altri rompicapo all’orizzonte

Incontrare Baek, dicono, è conoscere qualcuno che da sempre sogna in numeri: «Quando in terza o quarta superiore ho scoperto che si potevano studiare le matematica come professione, era fatta», racconta. Neppure le difficoltà economiche della famiglia lo hanno mai fatto desistere: «Persino se facessi altro, non credo che riuscirei ad abbandonare la bellezza della matematica».

La sua descrizione della ricerca è da artista: «Tieni viva la speranza, poi la frantumi e raccogli idee dalle ceneri», una reale alternanza di sogni e risvegli. Ora, Baek lavora al centro June E Huh per le sfide matematiche dell’Istituto coreano di studi avanzati e considera la sua impresa solo come un seme piantato, non un traguardo definitivo: «Serve tempo perché un problema trovi il suo contesto».

Nel frattempo, il nostro risolutore di divani “impossibili” si dedica ad altri problemi ottimali e sfide di geometria combinatoria. Un divano in meno nei corridoi della matematica; chissà quanti altri lo attendono dietro l’angolo.

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