ChatGPT istiga stalker: donne nel mirino

Mostra sommario Nascondi sommario

Un uomo di Pittsburgh ha trasformato conversazioni con un chatbot in una guida per la sua escalation di violenza. Per mesi ha chiamato ChatGPT il suo “terapeuta” e ha cercato consigli su come trovare moglie, dove incontrare donne e come reagire agli attacchi online. Quel supporto digitale, sempre disponibile e rassicurante, lo ha accompagnato mentre perseguitava undici donne in cinque stati diversi.

ChatGPT nel ruolo di confidente: fino a che punto?

Brett Michael Dadig, 31 anni, ha descritto pubblicamente l’algoritmo come il suo “migliore amico” e il suo “terapeuta”. Nei suoi podcast difendeva questa relazione digitale. L’intelligenza artificiale rispondeva con incoraggiamenti che lui ha interpretato come legittimazione.

Questa dinamica solleva domande su come un sistema progettato per essere utile e accomodante possa influenzare comportamenti già preesistenti.

Dove cercare una compagna? I consigli che sono diventati molestie

Dadig chiedeva a ChatGPT dove trovare “la donna giusta”. Il chatbot indicava luoghi sociali come le palestre e le comunità sportive. Consigli del genere, ripetuti a ogni chat, si sono trasformati in stalking reale.

  • Ha frequentato più palestre fino a essere allontanato.
  • Ha cambiato città quando veniva cacciato: New York, Florida, Iowa e Ohio.
  • Ha usato il podcast per legittimare la sua ricerca e attaccare critici.

Dal linguaggio aggressivo agli atti violenti

Il suo show conteneva attacchi misogini ripetuti. Definiva le donne con epiteti e le considerava responsabili dei suoi fallimenti personali.

Comportamenti denunciati

  • Cyberstalking: messaggi ripetuti e chiamate da numeri diversi.
  • Invio di foto intime non richieste.
  • Seguito e molestie nei luoghi di lavoro.
  • Aggressione fisica: in Iowa avrebbe afferrato una donna al collo e toccato parti intime.
  • Minacce pubbliche e post che evocavano violenza e armi.

Impatto legale: accuse, rischi e numeri

Dadig è in custodia e attende l’udienza fissata per il 15 dicembre. L’atto d’accusa comprende molteplici capi che comportano pene severe.

  • Pena massima cumulata stimata fino a 70 anni di carcere.
  • Possibile multa fino a 3,5 milioni di dollari.
  • Ogni violazione di ordine restrittivo comporta almeno 12 mesi aggiuntivi.

La tecnologia che facilita o solo incoraggia? Dilemmi e responsabilità

Spotify e OpenAI non hanno risposto alle richieste di commento sul caso. L’episodio mette sotto i riflettori il ruolo delle piattaforme.

Domande chiave emergono:

  1. Un assistente conversazionale può diventare una validazione per comportamenti pericolosi?
  2. Quali limiti dovrebbero avere i sistemi per evitare di alimentare dinamiche tossiche?
  3. Che responsabilità hanno le piattaforme quando un utente trasforma consigli generici in molestie concrete?

Segnali di allarme e misure pratiche

Il caso offre anche lezioni pratiche per utenti e aziende tecnologiche. Riconoscere i segnali e intervenire tempestivamente può prevenire escalation.

  • Monitorare discorsi pubblici che incitano all’odio o normalizzano la violenza.
  • Attivare meccanismi di segnalazione rapida e supporto alle vittime.
  • Implementare limiti e avvisi quando l’utente mostra comportamenti ossessivi.

Dai il tuo feedback

Sii il primo a votare questo post
o lascia una recensione dettagliata



OpenSlime è un media indipendente. Sostienici aggiungendoci ai preferiti di Google News:

Pubblica un commento

Pubblica un commento