Mostra sommario Nascondi sommario
- Perché il calcestruzzo pesa tanto sul clima
- Come DMAT cambia il ciclo di vita del materiale
- Mercati e cantieri dove la soluzione trova spazio
- Norme, gare e incentivi: la leva delle emissioni per metro cubo
- Perché Primo Climate ha deciso di investire
- Vantaggi industriali e prospettive per l’ecosistema italiano
Sulle nostre città e infrastrutture domina il calcestruzzo. Dietro a quel grigio familiare ci sono innovazioni che mirano a renderlo più durevole e meno inquinante. Una start-up italo‑americana, DMAT, ha appena attirato l’attenzione del fondo Primo Climate con una tecnologia che promette di allungare la vita delle opere e ridurre la loro impronta di CO2.
Perché il calcestruzzo pesa tanto sul clima
Il calcestruzzo è ovunque: edifici, ponti, gallerie, barriere stradali e marciapiedi. La domanda globale si misura in miliardi di tonnellate l’anno e continuerà a salire fino al 2050.
Galaxy H1: in arrivo le cuffie over-ear di Samsung
Lenovo a IFA 2026: due notebook super sottili, uno con display OLED espandibile
Il vero problema è il cemento. La sua produzione richiede forni a temperature estremamente elevate e una reazione chimica, la calcinazione, che libera grandi quantità di CO2. Per questo il settore contribuisce in modo significativo alle emissioni mondiali.
- Ingredienti del calcestruzzo: cemento, sabbia, ghiaia e acqua.
- Emozione principale: il cemento è il maggiore responsabile delle emissioni.
- Impatto economico: mercato globale del calcestruzzo oltre i mille miliardi di euro.
Come DMAT cambia il ciclo di vita del materiale
Nata dalla collaborazione tra ricerca accademica e sviluppo industriale, DMAT propone un approccio diverso. L’idea di fondo è semplice: se un manufatto dura di più, si consumano meno risorse e si emette meno CO2 complessiva.
La tecnologia alla base
DMAT ha messo a punto miscele proprietarie e filler che permettono al calcestruzzo di riparare autonomamente microfessure. Questo processo limita il degrado dovuto al ritiro, ai cicli termici, ai carichi e alla corrosione delle armature.
- Autoriparazione delle fessure senza interventi esterni.
- Riduzione della quantità di cemento utilizzata nel ciclo di vita.
- Aumento significativo della durabilità delle strutture.
La ricerca che ha ispirato il progetto è stata sviluppata anche con il Massachusetts Institute of Technology e pubblicata su riviste scientifiche internazionali.
Mercati e cantieri dove la soluzione trova spazio
DMAT ha avviato società sia in Italia sia negli Stati Uniti e ha iniziato le prime forniture commerciali. I primi impieghi riguardano soprattutto infrastrutture critiche, dove la durabilità vale più della sola economia iniziale.
Progetti già realizzati
- Riparazione di un muro di contenimento autostradale in Svizzera, evitando demolizioni.
- Applicazioni in ambito civile e infrastrutturale per testare scalabilità e versatilità.
L’azienda dispone di un processo certificato e di marcatura CE per il mercato europeo. Gli obiettivi di espansione includono Stati Uniti e paesi del Golfo, zone con forte domanda di soluzioni per la durabilità.
Norme, gare e incentivi: la leva delle emissioni per metro cubo
La revisione della norma EN 206 introduce un metodo uniforme per calcolare le emissioni di CO2 per metro cubo di calcestruzzo. Questo strumento può favorire fornitori con prodotti a bassa carbon footprint nelle gare pubbliche.
- Misurazione standardizzata delle emissioni di calcestruzzo.
- Possibili premi nelle gare d’appalto per emissioni inferiori alla media.
- Maggiore attenzione delle amministrazioni alla manutenzione a lungo termine.
Perché Primo Climate ha deciso di investire
Nel round da 4,5 milioni di dollari chiuso a ottobre 2025, Primo Capital Sgr, tramite il fondo Primo Climate, è stato lead investor. L’investimento premia caratteristiche molto ricercate nel climate tech.
- Riduzione delle emissioni: potenziale calo della carbon footprint fino al 60% nel ciclo di vita.
- Validazione tecnologica e vantaggi economici concreti per gli operatori.
- Compatibilità con gli impianti e processi produttivi esistenti.
Secondo i partner del fondo, investire in tecnologie che allungano gli intervalli di manutenzione conviene alle amministrazioni pubbliche. Meno interventi significano meno costi e meno disagi per i cittadini.
Vantaggi industriali e prospettive per l’ecosistema italiano
La tecnologia di DMAT nasce da un connubio internazionale tra ricerca e industria. Anche se alcune fasi iniziali si sono svolte all’estero, oggi la ricerca e lo sviluppo principali sono in Italia.
- Impatto locale: crescita di competenze e occupazione nel settore tech avanzato.
- Leadership italiana: presenza del lead investor nazionale nel round di finanziamento.
- Scalabilità: produzione adattabile a mercati diversi senza cambiare macchinari.












