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- Perché Giomi ha detto no alla sanzione
- Il problema dell’overblocking nelle reti CDN e DNS
- Accertamenti, standard pubblici e audit indipendenti
- Costi tecnici e responsabilità economica
- Trasparenza dei dati e patrimonio informativo pubblico
- Confronto con altri ordinamenti europei
- Temi aperti e possibili evoluzioni normative
Prosegue la discussione sulla multa da oltre 14 milioni inflitta da AGCOM a Cloudflare. La vicenda riaccende il dibattito su come bilanciare lotta alla pirateria e tutela dei diritti digitali. Tra i membri dell’Autorità, Elisa Giomi ha motivato il suo voto contrario e invitato a riconsiderare alcuni aspetti tecnici e procedurali legati alla piattaforma Piracy Shield.
Perché Giomi ha detto no alla sanzione
Nel suo intervento pubblicato su LinkedIn la commissaria ha spiegato di non condividere né la sanzione né la procedura che ha portato alla nascita di Piracy Shield. Ha richiamato l’attenzione su elementi che, a suo avviso, meritano una valutazione più approfondita.
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- Rischio operativo: le tecnologie coinvolte possono avere effetti collaterali.
- Garanzie processuali: serve più trasparenza sugli accertamenti.
- Impatto sui soggetti terzi: utenti e siti legittimi possono subire danni.
- Ripartizione dei costi: gli oneri attuali gravano sugli ISP.
Il problema dell’overblocking nelle reti CDN e DNS
Le reti CDN e i servizi DNS agiscono su milioni di richieste al secondo. Questo aumenta il rischio di overblocking. Quando si bloccano FQDN o indirizzi IP, può capitare di oscurare anche risorse legittime.
Altro punto critico è la discrepanza temporale. Le istruzioni prevedono il blocco entro 30 minuti dalla segnalazione. Lo sblocco, in caso di errore, può richiedere ore o giorni. Questa asimmetria penalizza chi subisce la misura.
Accertamenti, standard pubblici e audit indipendenti
Secondo Giomi, non bastano le segnalazioni dei titolari dei diritti. Occorre un sistema di verifica basato su criteri pubblici e audit regolari.
- Definire standard tecnici e procedurali aperti.
- Prevedere audit indipendenti periodici.
- Garantire un vero contraddittorio per le parti coinvolte.
Queste misure servono a ridurre il margine di errore e ad aumentare la fiducia nel processo.
Costi tecnici e responsabilità economica
Oggi gli ISP affrontano spese tecniche, legali e amministrative per eseguire i blocchi. Giomi propone una diversa distribuzione degli oneri.
La proposta prevede la condivisione dei costi, soprattutto quando le segnalazioni si rivelano infondate. Questo aiuterebbe a bilanciare il carico tra provider, titolari dei diritti e, quando opportuno, lo Stato.
Trasparenza dei dati e patrimonio informativo pubblico
Nel comunicato sull’irrogazione della multa AGCOM ha indicato cifre rilevanti: da febbraio 2024 sarebbero stati disabilitati oltre 65.000 FQDN e circa 14.000 IP.
Resta però opaco quanti blocchi siano stati errori e in quanto tempo sono stati risolti. La mancanza di numeri accessibili al pubblico alimenta dubbi sulla reale efficacia del sistema.
Confronto con altri ordinamenti europei
In altri Paesi Ue le misure anti-pirateria passano spesso attraverso l’autorità giudiziaria. I blocchi vengono disposti da giudici, non da piattaforme gestite da soggetti privati.
Giomi sottolinea che affidare a una piattaforma privata, sostenuta con risorse pubbliche, funzioni simili a quelle giudiziarie apre questioni di legittimità e controllo democratico.
Temi aperti e possibili evoluzioni normative
Le osservazioni della commissaria riaccendono il confronto politico e tecnico. Sul tavolo restano diverse soluzioni praticabili:
- Introdurre standard pubblici e meccanismi di audit.
- Prevedere tempi certi e rapidi per lo sblocco in caso di errori.
- Distribuire i costi in modo più equo tra attori coinvolti.
- Garantire maggiori livelli di trasparenza sui dati dei blocchi.
Il dibattito proseguirà mentre si attende l’evoluzione delle linee guida e possibili interventi legislativi su Piracy Shield e strumenti analoghi.












