Mostra sommario Nascondi sommario
- Classifica aggiornata dei marchi più imitati nel brand phishing
- Perché proprio Microsoft e Google attirano i criminali informatici
- Tendenze del periodo: Black Friday, ritorni e nuovi bersagli
- Esempi pratici: domini e siti che imitano servizi reali
- Contromisure pratiche: come ridurre il rischio di cadere nella trappola
- Indicatori tecnici e comportamenti da osservare
Un nuovo rapporto della Threat Intelligence di Check Point conferma ciò che molti sospettavano: i truffatori continuano a sfruttare i grandi marchi per rendere credibili le loro campagne di brand phishing. I grandi nomi restano l’esca preferita per sottrarre credenziali e dati sensibili.
Classifica aggiornata dei marchi più imitati nel brand phishing
La ricerca analizza i tentativi di impersonificazione registrati nell’ultimo trimestre del 2025. Ecco la Top 10 dei brand più usati nelle frodi online, con le percentuali di occorrenza.
Galaxy H1: in arrivo le cuffie over-ear di Samsung
Lenovo a IFA 2026: due notebook super sottili, uno con display OLED espandibile
- Microsoft — 22%
- Google — 13%
- Amazon — 9%
- Apple — 8%
- Facebook (Meta) — 3%
- PayPal — 2%
- Adobe — 2%
- Booking — 2%
- DHL — 1%
- LinkedIn — 1%
Perché proprio Microsoft e Google attirano i criminali informatici
I grandi provider offrono numerosi servizi a cui gli utenti si fidano. Questa fiducia è la leva principale degli attaccanti.
- Account aziendali e personali: entrambi i target contengono dati preziosi.
- Interfacce familiari: imitazioni grafiche riducono i sospetti.
- Automazioni e flussi di login: i truffatori replicano passaggi legittimi.
Tendenze del periodo: Black Friday, ritorni e nuovi bersagli
Il periodo dello shopping ha influito sulle percentuali. Amazon ha superato Apple, probabilmente per il boom di offerte e-mail ingannevoli durante il Black Friday. Meta è riapparsa nella classifica, segnale del rinnovato interesse dei criminali verso i social.
Platform in crescita
I ricercatori segnalano un aumento dei tentativi contro Roblox e Netflix. Gli attacchi mirano soprattutto a rubare account utente.
Esempi pratici: domini e siti che imitano servizi reali
Molti siti malevoli usano sottili variazioni nei domini per ingannare gli utenti meno attenti.
robiox[.]com[.]af— imitazione pensata per gli utenti Roblox.netflix-account-recovery[.]com— finto portale di recupero credenziali per Netflix.
Le campagne restano efficaci perché sfruttano la fiducia nelle piattaforme familiari. Immagini curate, domini simili e percorsi in più fasi creano una sensazione di normalità che mette a rischio le credenziali.
Contromisure pratiche: come ridurre il rischio di cadere nella trappola
La precauzione più efficace è spesso la più semplice: attenzione ai segnali che tradiscono la frode.
- Verificare il dominio prima di inserire credenziali.
- Non cliccare link sospetti contenuti in email o messaggi.
- Abilitare l’autenticazione a due fattori sui servizi critici.
- Controllare l’URL per caratteri strani o sottodomini aggiuntivi.
- Usare password manager per evitare inserimenti su siti non autorizzati.
- Formare gli utenti aziendali con esempi reali di phishing.
Indicatori tecnici e comportamenti da osservare
Oltre al dominio, alcuni segnali aiutano a riconoscere una pagina falsa.
- Richieste non coerenti: password, numero di telefono o dati sensibili inusuali.
- Grafica leggermente diversa o link che aprono pagine esterne.
- Messaggi urgenti che spingono a compiere azioni immediate.












