Furto dati personali con Microsoft Copilot: i rischi e come proteggersi

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Una nuova falla scoperta dai ricercatori ha messo a rischio i dati personali degli utenti di Microsoft Copilot. Bastava un link malevolo per avviare una catena di richieste che poteva esfiltrare informazioni sensibili, senza bisogno di plugin o comandi nascosti.

In cosa consiste l’attacco chiamato Reprompt

Gli esperti hanno battezzato la tecnica “Reprompt” per la sua capacità di inviare prompt ripetuti al chatbot da remoto. L’attacco parte da una classica campagna di phishing. Un messaggio convince l’utente a cliccare su un URL preparato ad arte.

Al click, la pagina web trasmette a Copilot un parametro nell’URL che contiene istruzioni. Quel prompt viene eseguito automaticamente quando la pagina si apre. Così, il dispositivo dell’utente diventa uno strumento per conversazioni non autorizzate con il servizio.

Dettagli tecnici: come venivano aggirate le protezioni

Il ruolo dell’URL e del parametro q

Il cuore dell’exploit è un parametro dell’URL che include il testo di input per Copilot. Non servono plugin né permessi extra. Il browser invia la richiesta e il chatbot elabora il contenuto come se fosse un comando legittimo.

La catena di richieste e il server dei criminali

Dopo la prima interazione, un server controllato dagli aggressori invia prompt supplementari a Copilot. Questo processo a catena — da cui il nome Reprompt — permette di estrarre progressivamente dati dalla sessione.

Quali informazioni potevano essere trafugate

Secondo gli analisti, le informazioni esposte comprendevano elementi personali e di contesto. Tra questi:

  • Nome e indirizzo email
  • Posizione geografica e dettagli di viaggio
  • Storico delle conversazioni salvate
  • Password o frammenti di credenziali presenti nelle chat
  • Indizi su disponibilità finanziarie e abitudini

Con questi dati, gli attaccanti possono pianificare ulteriori frodi mirate o vendere le informazioni ad altri criminali.

La risposta di Microsoft e la patch rilasciata

Redmond ha preso rapidamente provvedimenti dopo la segnalazione. È stata distribuita una correzione che impedisce l’esecuzione automatica dei prompt via URL. L’aggiornamento mira a interrompere la sequenza di richieste che permetteva l’esfiltrazione.

Le modifiche riguardano controlli più stringenti sulle origini delle richieste e sull’interpretazione dei parametri ricevuti. Gli ingegneri hanno inoltre rivisto le regole di sicurezza applicate ai collegamenti esterni.

Come proteggersi: precauzioni consigliate per gli utenti

La vulnerabilità mette in luce quanto sia pericoloso un semplice clic. Seguono suggerimenti pratici per ridurre il rischio:

  1. Non aprire link sospetti ricevuti via email o messaggi.
  2. Verificare l’indirizzo del mittente e l’URL prima di cliccare.
  3. Abilitare aggiornamenti automatici per browser e servizi cloud.
  4. Limitare l’uso di chatbot per informazioni sensibili.
  5. Usare l’autenticazione a più fattori dove possibile.

Attenzione: anche strumenti avanzati possono essere strumentalizzati con tecniche semplici ma efficaci.

Implicazioni per aziende e amministratori IT

Per le organizzazioni, la falla suggerisce di rivedere policy e controlli. Tra le azioni raccomandate:

  • Eseguire audit delle integrazioni con chatbot.
  • Monitorare traffico e richieste sospette verso servizi cloud.
  • Formare il personale sul riconoscimento del phishing.
  • Applicare blocchi di sicurezza lato rete per URL non approvati.

Una strategia di difesa multilivello riduce la probabilità di esposizione dei dati.

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