Juno svela lo spessore della crosta ghiacciata di Europa

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La sonda Juno ha offerto una nuova prospettiva sulla copertura ghiacciata di Europa, rivelando spessori e dettagli inattesi della sua crosta. I dati scientifici raccolti durante un sorvolo ravvicinato hanno permesso agli esperti di mettere un primo limite affidabile alla profondità del guscio di ghiaccio e di ricostruire aspetti della sua struttura interna. Le implicazioni riguardano sia la geologia della luna sia la sua potenziale abitabilità.

Misura rivoluzionaria: quanto è spesso il ghiaccio di Europa

La lettura principale ottenuta dal radiometro a microonde di Juno indica che la parte fredda e rigida della crosta di Europa si estende per un valore medio stimato di circa 29 km nella regione esaminata. Questa cifra rappresenta la prima discriminazione diretta fra modelli precedenti, che variavano da strati sottili di pochi chilometri a gusci molto più spessi.

Tecnica usata: il ruolo del radiometro a microonde

Lo strumento MWR, pensato per sondare le profondità dell’atmosfera gioviana, ha dimostrato di essere efficace anche per studiare la struttura termica del ghiaccio. Misurando la radiazione a diverse lunghezze d’onda, il radiometro ha ricostruito la temperatura e la conducibilità del materiale a varie profondità.

Sorvolo chiave del 29 settembre 2022

Durante il flyby a circa 360 km dalla superficie, Juno ha raccolto dati su circa metà del disco visibile di Europa. Queste osservazioni hanno permesso di inferire la porzione di crosta in cui il ghiaccio resta freddo e compatto.

Cosa significa uno spessore di 29 km per la geologia di Europa

La stima dello spessore si riferisce alla porzione rigida e conduttiva del ghiaccio. Se sotto di essa fosse presente uno strato termicamente attivo, la crosta totale potrebbe essere più spessa.

  • Lo strato freddo riflette una struttura stabile e resistente.
  • Uno strato convettivo sottostante indicherebbe attività termica interna.
  • La presenza di sali e impurità può ridurre la stima di qualche chilometro.

Inoltre, impurità come sali disciolti cambiano la conducibilità termica del ghiaccio. Per questo motivo gli autori sottolineano che la cifra di ~29 km non è l’ultima parola, ma un elemento fondamentale per affinare i modelli.

Microstruttura superficiale: crepe, pori e riflessioni

I segnali a microonde hanno anche rivelato la presenza di imperfezioni nei primi metri di crosta. Queste strutture influenzano il modo in cui le onde vengono diffuse e ricevute dallo strumento.

  • Crepe e fratture superficiali.
  • Porosità e vuoti a piccola scala.
  • Disomogeneità simili a celle o grani di ghiaccio.

Queste caratteristiche, tipicamente dell’ordine di centimetri, diffondono le onde a microonde come accade con la luce dentro un cubetto di ghiaccio. La loro presenza suggerisce un ghiaccio superficiale più complesso di quanto molti modelli immaginassero.

Implicazioni per l’abitabilità e il trasferimento di sostanze

La capacità di trasporto di gas, ossigeno e nutrienti dalla superficie verso l’oceano sotterraneo dipende dalla presenza di canali e fratture profonde. Le osservazioni di Juno indicano che le irregolarità superficiali non sono sufficienti per garantire uno scambio significativo.

  • Fratture limitate: non abbastanza grandi per permettere il passaggio massiccio di composti.
  • Barriera fisica: uno spesso strato rigido riduce la comunicazione con l’oceano.
  • Conseguenza biologica: meno scambi potrebbero ostacolare condizioni favorevoli per la vita.

In pratica, uno spessore consistente della crosta e una microstruttura poco permeabile rendono più difficile che sostanze dall’esterno raggiungano l’oceano. Questo elemento è cruciale per valutare la vera accessibilità di risorse chimiche necessarie per processi biologici.

Come cambiano i piani delle prossime missioni: Europa Clipper e JUICE

I risultati di Juno forniscono un quadro utile alle missioni in arrivo. Europa Clipper e JUICE potranno confrontare i loro sensori con le misure a microonde per raffinare le mappe dello spessore e della composizione del ghiaccio.

  • Europa Clipper: missione focalizzata su indagine dettagliata della superficie e dell’atmosfera tenue.
  • JUICE: osservazioni prolungate delle lune ghiacciate con attenzione agli oceani sotterranei.
  • Sinergia: dati combinati miglioreranno i modelli termici e dinamici.

Osservazioni future: Juno continua le sorprese

La missione Juno non si limita a uno studio episodico. La sonda proseguirà il monitoraggio del sistema gioviano e delle sue lune, integrando nuove misure durante futuri flyby.

È previsto un nuovo passaggio ravvicinato sul pianeta il 25 febbraio 2026, che manterrà attiva la raccolta dati e potrà fornire ulteriore contesto alle osservazioni già fatte su Europa.

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