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- Il punto della situazione: Google legge davvero i nostri messaggi?
- Europa: il GDPR entra in gioco
- Vuoi che Google smetta davvero di leggere le tue e-mail? Ecco come fare
- Non solo Google: anche Meta e LinkedIn vogliono i tuoi dati
- Conclusione: nella giungla digitale, la consapevolezza è la tua migliore alleata
Scoperto come evitare che i tuoi messaggi vengano letti a tua insaputa? Se pensavi che la tua casella di posta Gmail fosse la Fortezza Bastiani della privacy, tieniti forte: le ultime rivelazioni fanno tremare le tastiere!
Il punto della situazione: Google legge davvero i nostri messaggi?
Secondo quanto riportato da un articolo del Journal du Geek del 10 ottobre e ripreso da testate specializzate come Les Numériques, Google utilizza le nostre e-mail e allegati scambiati su Gmail per addestrare la sua intelligenza artificiale. E qui parte la fanfara: questa funzionalità intelligente sarebbe addirittura attivata di default, senza che l’utente medio ne venga minimamente avvisato. Che bello, vero?
Ma le informazioni raccolte a cosa servirebbero, esattamente? A far diventare sempre più astuto Gemini, il nuovo strumento AI dell’azienda americana in grado di produrre testo, immagini o video su richiesta, proprio come fa il celebre ChatGPT. E come per ogni IA che si rispetti, Gemini ha fame di dati. Molti dati. Indovinate dove pensa di trovarli? Proprio nelle vostre e-mail.
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Europa: il GDPR entra in gioco
Nell’Unione Europea, però, la musica cambia grazie al Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR). Qui, ogni utente ha pieno diritto di dire NO a questo accesso indiscriminato alle proprie informazioni personali.
Tuttavia, Google cerca di correre ai ripari e precisa: queste funzionalità intelligenti sarebbero indipendenti da Gemini e riguarderebbero l’intelligenza artificiale classica, non quella generativa. L’azienda parla di “informazioni fuorvianti” e dichiara che Gemini viene addestrata solo con dati pubblici, non con quelli privati degli utenti. Basta con i sospetti, dice Google: i vostri segreti restano (forse) vostri.
Vuoi che Google smetta davvero di leggere le tue e-mail? Ecco come fare
La procedura per vietare a Google la lettura delle nostre e-mail è fortunatamente semplice e non richiede né lauree in informatica né incubi notturni. Si tratta letteralmente di quattro-cinque clic, ma attenzione: rinunciando, perderete alcuni servizi smart come la suddivisione automatica delle mail in categorie (il prezzo della privacy, ahinoi!).
- Entra nelle impostazioni di Gmail e clicca su “Visualizza tutte le impostazioni”.
- Nella scheda “Generale”, scorri in basso fino a trovare “Funzionalità intelligenti” o “Funzionalità intelligenti e personalizzazione”.
- Disattiva la casella “Attiva le funzionalità intelligenti in Gmail, Chat e Meet”.
- Comparirà un messaggio: seleziona “Disattiva e aggiorna” e conferma.
Ora torna alla home page e ripassa nello stesso menù per assicurarti che anche le “Funzionalità intelligenti di Google Workplace”, poco sotto la casella precedente, siano spente. Se tutto è disattivato… congratulazioni: hai protetto le tue e-mail! (La tua coscienza elettronica ti ringrazia e i messaggi segreti sono al sicuro, almeno per ora.)
Non solo Google: anche Meta e LinkedIn vogliono i tuoi dati
Google non è l’unica a metter mano sulle tue informazioni. Da maggio anche i social di casa Meta (Facebook, Instagram, Whatsapp) raccolgono i dati degli utenti per addestrare le loro IA, così come fa LinkedIn dal novembre scorso. Anche qui puoi dire la tua: esistono guide apposite per Instagram, Whatsapp, Facebook e LinkedIn, utili per difendere la tua riservatezza digitale.
Conclusione: nella giungla digitale, la consapevolezza è la tua migliore alleata
In un mondo che sembra sempre più caotico, ogni scelta conta. Sostenere l’informazione indipendente e conoscere a fondo le regole del gioco digitale ci aiuta a distinguere le notizie importanti, le rivelazioni, le buone notizie e persino le soluzioni ispiranti. Un consiglio spassionato: proteggi le tue informazioni, scegli consapevolmente come vengono trattate e, perché no, prenditi altri due minuti per controllare anche le impostazioni sulla privacy dei cookie. Potrebbe essere meno noioso di quanto sembri e più utile di quanto pensi!












