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Un finanziamento da 3,2 milioni di euro ha acceso i riflettori su una start-up italiana che prova a cambiare la dipendenza dalle terre rare. Dietro il progetto c’è una combinazione di laboratorio e intelligenza artificiale, nata dall’università Ca’ Foscari di Venezia, con l’ambizione di offrire materiali alternativi pronti all’uso per l’industria.
Dal laboratorio all’algoritmo: la formula di RARA Factory
RARA Factory è un spin-off accademico che mette insieme esperimenti fisici e modelli computazionali. L’obiettivo è semplice: trovare sostituti pratici alle terre rare, riducendo costi e rischi geopolitici.
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Come funziona il processo sperimentale
- Macchine che generano miscele di elementi metallici in proporzioni variabili.
- Misurazione continua delle proprietà fisiche e magnetiche.
- Conversione dei risultati in dataset numerici per l’addestramento dei modelli.
- Algoritmi che individuano combinazioni promettenti e propongono nuove soluzioni.
Questo approccio unisce il rigore sperimentale alla velocità dell’intelligenza artificiale. I dati sperimentali non restano isolati: alimentano cicli di training che affinano rapidamente le previsioni.
Produzione su scala: cento materiali al giorno e oltre
La macchina di RARA lavora a ritmo sostenuto. Ormai i prototipi testati sono migliaia e il ritmo supera cento materiali al giorno. Superata una soglia critica di dati, l’apprendimento automatico diventa molto più efficace.
Nella pratica, la selezione funziona come un imbuto. Dalle migliaia di combinazioni emergono poche soluzioni idonee sul piano tecnico ed economico. Solo queste arrivano allo stadio di prototipo industriale.
- Settore automotive: motori elettrici e magneti.
- Energia: turbine eoliche e generatori.
- Elettronica di consumo: speaker, cuffie e sensori.
- Applicazioni industriali: qualsiasi componente che richieda proprietà magnetiche particolari.
RARA Factory afferma di poter consegnare prototipi in tempi rapidi, rispondendo a richieste mirate dalle aziende.
Perché Primo Climate ha deciso di investire
Il round seed da 3,2 milioni è guidato da Primo Capital attraverso il fondo Primo Climate, con il contributo di Cdp Venture Capital Sgr e un gruppo di business angel.
La scelta non è casuale. Primo Climate cerca tecnologie climate tech mature, con impatto ambientale e potenziale industriale. RARA Factory combina autonomia delle filiere e vantaggi economici.
- Tecnologia già sperimentata in laboratorio.
- Prospettive di scalabilità in Italia.
- Benefici climatici ed economici misurabili.
Per il fondo, sostenere soluzioni che limitino la dipendenza dalle importazioni è anche una strategia di sicurezza industriale.
Impatto sulle catene di approvvigionamento e sui tempi di mercato
Se i prototipi si dimostrano efficaci su scala, il valore è doppio: meno importazioni e costi più prevedibili. Le aziende che usano magneti al neodimio possono cogliere un vantaggio competitivo.
I principali benefici attesi:
- Resilienza delle filiere produttive.
- Riduzione del rischio geopolitico legato alle materie prime critiche.
- Possibilità di materiali su misura, consegnati in tempi brevi.
Le sfide non mancano: la transizione dalla prototipazione alla produzione industriale richiede investimenti, certificazioni e processi produttivi ripetibili.
Il contesto industriale e le prospettive per l’Italia
L’ingresso di capitali nel progetto segna anche un interesse più ampio per il climate tech italiano. Investire in tecnologie che possono ridurre la dipendenza dalle materie prime estere è una leva strategica per la manifattura nazionale.
- Collaborazioni con imprese che cercano materiali alternativi.
- Possibili ricadute occupazionali nell’alta tecnologia.
- Sinergie con centri di ricerca e poli industriali.
RARA Factory si muove in un mercato sensibile a costi, sostenibilità e sicurezza. La strada verso l’adozione su larga scala è aperta, ma richiederà tempo e collaborazioni mirate.












