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Una luce partita da una stella esplosa quaranta milioni di anni fa ha raggiunto la Terra il 29 giugno 2025, attirando subito l’attenzione degli astronomi. L’evento, catalogato come SN 2025pht e individuato dall’All-Sky Automated Survey for Supernovae, ha offerto una rara opportunità: non solo osservare la spettacolare esplosione, ma risalire alla stella che l’ha generata.
Rilevamento dell’esplosione e contesto galattico
SN 2025pht è comparsa nella galassia NGC 1637. Il segnale è stato confermato rapidamente da team internazionali.
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- Data di rilevamento: 29 giugno 2025.
- Rilevatore principale: ASAS-SN.
- Località: galassia NGC 1637, relativamente vicina in termini cosmici.
Questa supernova ha stimolato analisi multi-wavelength per capire meglio la progenitrice e il suo ambiente circumstellare.
Individuazione della progenitrice con Webb e Hubble
Immagini d’archivio e osservazioni recenti sono state sovrapposte con grande precisione. Così il team ha trovato una sorgente puntiforme nella posizione esatta della supernova.
I dati del James Webb Space Telescope combinati con quelli di Hubble hanno permesso di caratterizzare la stella prima dell’esplosione. Le osservazioni MIRI e NIRCam del 2024 sono risultate decisive.
Questa è la prima identificazione pubblicata di una progenitrice di supernova ottenuta con il Webb. L’oggetto corrisponde a una supergigante rossa visibile nelle immagini all’infrarosso.
Polvere circumstellare e il problema delle “supergiganti rosse mancanti”
La stella individuata appare fortemente attenuata e molto rossa. La spiegazione più plausibile è un denso involucro di polvere che assorbe la luce visibile.
Perché la polvere complica le osservazioni
- La polvere assorbe la luce blu più della rossa, rendendo la sorgente più debole nelle bande ottiche.
- Un guscio denso può nascondere anche stelle intrinsicamente molto luminose.
- Questo fenomeno offre una chiave per il cosiddetto problema delle supergiganti rosse mancanti.
Secondo i modelli, molte stelle massicce in fase avanzata dovrebbero essere facilmente riconoscibili nelle immagini pre-esplosione. Tuttavia, osservazioni passate non avevano trovato molte progenitrici confermate. Il caso di SN 2025pht supporta l’ipotesi che la polvere renda queste stelle difficili da individuare.
Composizione della polvere: una sorpresa al carbonio
L’analisi spettrofotometrica nel medio infrarosso ha portato a una scoperta inattesa. I modelli che meglio si adattano ai dati suggeriscono una polvere probabilmente ricca di carbonio.
Come è stata stabilita la composizione
- Le firme spettrali nel medio infrarosso permettono di distinguere silicati da composti carboniosi.
- I dati MIRI hanno mostrato caratteristiche meglio spiegate da grani carboniosi.
- Questo risultato contrasta con l’aspettativa di silicati per supergiganti rosse di questo tipo.
Una possibile spiegazione è che processi interni alla stella abbiano convogliato carbonio verso la superficie nelle fasi finali. Quel materiale, espulso come polvere, avrebbe così cambiato la chimica dell’involucro circumstellare.
Prove, implicazioni e direzioni future per la ricerca
I risultati su SN 2025pht aprono nuove strade per studiare le fasi terminali delle stelle massicce. Le osservazioni suggeriscono che la polvere può mascherare molte progenitrici e che la composizione della polvere può variare in modo sorprendente.
- Conferma dell’importanza dell’infrarosso per individuare progenitrici polverose.
- Supporto all’idea che le stelle massicce possano essere più nascoste di quanto si pensasse.
- Implicazioni per modelli di perdita di massa e nucleosintesi nelle fasi finali.
Il team sta ora cercando altre supergiganti rosse con caratteristiche simili. Osservazioni continue aiuteranno a stimare quanto sia comune questo fenomeno e a calibrare i modelli teorici.
In futuro, il Nancy Grace Roman Space Telescope potrà giocare un ruolo chiave grazie alla sua sensibilità nell’infrarosso e alla capacità di monitorare grandi porzioni di cielo.
I risultati sono stati resi pubblici in uno studio su Astrophysical Journal Letters, che contiene i dettagli tecnici dell’analisi e dei modelli applicati ai dati di Webb e Hubble.












