Tassa sul cloud e copia privata: ricorso congiunto di AIIP e Assintel?

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Il Ministero della Cultura ha approvato un decreto che rialza il compenso per copia privata e introduce una novità che riguarda lo spazio online. La misura non colpisce più solo chi acquista dispositivi fisici, ma estende il prelievo anche al cloud storage. Le principali associazioni di settore, AIIP e Assintel, annunciano valutazioni di ricorso per contestare il meccanismo e gli effetti sul mercato.

Come funziona il nuovo meccanismo e quanto si paga

Fino ad oggi la tassa per la copia privata veniva applicata una tantum ai supporti fisici. Con il decreto cambia la logica quando si parla di servizi cloud.

  • Per dispositivi come chiavette USB, hard disk e smartphone il contributo resta calcolato sulla capacità e viene pagato all’acquisto.
  • Per lo storage in cloud il contributo diventa ricorrente: è previsto un addebito mensile che può arrivare fino a 2,4 euro.
  • Questo significa che il costo non è più legato solo al possesso del supporto, ma alla disponibilità di spazio online nel tempo.

Impatto su consumatori e offerte commerciali

Il passaggio a un prelievo mensile rischia di modificare le offerte di mercato.

  • I provider potrebbero ridurre o eliminare lo spazio gratuito per contenere i costi.
  • È probabile un aumento dei prezzi degli abbonamenti cloud a carico degli utenti.
  • Chi usa principalmente servizi di streaming noterà meno effetti diretti, ma chi salva foto e documenti in cloud pagherà di più nel lungo periodo.

Perché AIIP e Assintel ritengono necessario un ricorso

Le due associazioni hanno segnalato criticità pratiche e giuridiche nel testo approvato.

  • Rischio di doppia imposizione: utenti che già hanno versato il contributo sui dispositivi rischiano di subire un nuovo addebito per lo stesso contenuto salvato in cloud.
  • Applicazione ai servizi B2B: lo storage aziendale per backup, continuità operativa o compliance non corrisponde alla nozione di copia privata.
  • Oneri di compliance: gli obblighi di rendicontazione e gestione del prelievo peserebbero soprattutto sulle PMI.
  • Distorsioni concorrenziali: operatori nazionali potrebbero essere svantaggiati rispetto a grandi piattaforme estere.

Dettagli sul problema della doppia imposizione

Secondo le associazioni, la misura potrebbe generare addebiti sovrapposti. Il contributo una tantum sui supporti non deve tradursi in un ulteriore pagamento ricorrente per lo stesso contenuto.

Il nodo dell’applicabilità verso provider esteri

Un ulteriore interrogativo riguarda l’attuazione pratica del prelievo sui servizi internazionali.

  • La normativa prevede il pagamento da parte di chi fabbrica o importa i supporti fisici.
  • È meno chiaro come si possa obbligare società estere a versare un contributo per servizi cloud erogati da server oltre confine.
  • Questo gap può favorire operatori internazionali difficili da raggiungere sul piano normativo e amministrativo.

Richieste formali e possibili sviluppi legali

AIIP e Assintel chiedono chiarimenti e modifiche immediate al testo del decreto. Le loro proposte mirano a escludere il cloud aziendale, evitare duplicazioni di prelievo e semplificare gli obblighi amministrativi.

  • Esclusione esplicita dei servizi cloud rivolti al mondo business.
  • Meccanismi certi per evitare doppi addebiti a utenti e imprese.
  • Procedure più snelle per esenzioni, rimborsi e rendicontazioni.

Nel frattempo le associazioni valutano la strada del ricorso contro il decreto per tutelare imprese e consumatori e chiedono un intervento chiarificatore del Ministero della Cultura.

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