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A mesi dal passaggio ravvicinato al Sole, la cometa interstellare 3I/ATLAS (C/2025 N1) continua a svelare caratteristiche sorprendenti. Nuove osservazioni ottenute con il telescopio Subaru mettono in luce cambiamenti nella composizione della chioma, suggerendo che il nucleo non sia uniforme e che il riscaldamento solare stia alterando il modo in cui i gas vengono rilasciati.
Osservazioni sul campo: cosa ha fatto il team giapponese
Il gruppo guidato da Yoshiharu Shinnaka, del Koyama Space Science Institute, ha puntato Subaru sull’oggetto il 7 gennaio 2026. L’analisi si è concentrata sui colori della chioma per stimare il rapporto tra anidride carbonica e acqua.
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Strumenti e approccio
- Immagini e fotometria per misurare la luminosità nei filtri chiave.
- Analisi dei colori della chioma per inferire la presenza relativa di CO2 e H2O.
- Confronto con dati raccolti prima del perielio da telescopi spaziali.
Risultati principali: meno CO2 rispetto alle stime precedenti
I dati di Subaru indicano un rapporto CO2/H2O notevolmente inferiore rispetto alle misure ottenute prima del perielio da osservatori nello spazio. Questo non è un piccolo scostamento: la diminuzione suggerisce un cambiamento reale nella sorgente dei gas.
Che cosa significa per la chioma
Poiché la chioma è alimentata dai gas che fuoriescono dal nucleo, la sua composizione fornisce indizi diretti sulla materia interna. Un calo della frazione di CO2 rispetto all’acqua implica che regioni diverse del nucleo stanno diventando attive.
Nucleo non omogeneo: stratificazione e erosione
L’interpretazione più plausibile è che il nucleo presenti strati con composizioni diverse. Il passaggio al perielio provoca erosione e riscaldamento, esponendo materiali più profondi.
- Gli strati superficiali possono avere una ricchezza di CO2 diversa rispetto a quelli interni.
- Il riscaldamento progressivo modifica il meccanismo di rilascio dei gas.
- Materiali volatili più profondi emergono solo quando l’erosione rimuove gli strati esterni.
Questa variabilità temporale indica che la cometa non mantiene una composizione costante durante il suo viaggio vicino al Sole.
Metodi terrestri applicati a un visitatore interstellare
Lo studio dimostra che le tecniche consolidate per le comete del Sistema Solare funzionano anche su oggetti provenienti da altri sistemi stellari. Il team ha adattato metodi di fotometria e analisi dei colori per stimare mix di gas in un contesto interstellare.
Vantaggi e limiti
- Vantaggio: possibilità di comparare direttamente 3I/ATLAS con comete locali.
- Limite: osservazioni a distanza offrono meno dettagli sul nucleo rispetto a missioni ravvicinate.
Implicazioni per la formazione planetaria e le ricerche future
Studiare la composizione di oggetti come 3I/ATLAS apre una finestra sui processi di formazione in sistemi stellari diversi. Le variazioni osservate nella chioma forniscono informazioni sui materiali disponibili nei dintorni delle stelle d’origine.
- L’eterogeneità del nucleo può riflettere condizioni di formazione variabili.
- Le differenze tra oggetti interstellari e comete del Sistema Solare aiutano a definire modelli di aggregazione dei planetesimi.
- I futuri grandi survey aumenteranno il numero di oggetti osservabili.
Secondo Shinnaka, strumenti come il Vera C. Rubin Observatory miglioreranno la capacità di scoprire e monitorare corpi interstellari, permettendo studi più estesi sulla varietà composizionale e sull’evoluzione dovuta al passaggio vicino al Sole.












