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- RFI NASA: scadenza, destinatari e obiettivo dell’iniziativa
- Quali CubeSat sono ammessi e come devono essere progettati
- Modalità di rilascio e traiettorie disponibili
- Cosa ha insegnato Artemis I e quali missioni hanno già volato CubeSat
- Opportunità per l’industria e per i ricercatori, con attenzione all’esperienza italiana
- Come strutturare una proposta competitiva per le prossime Artemis
La NASA ha aperto una finestra per proposte rivolte a università, centri di ricerca e imprese che desiderano imbarcare piccoli satelliti sulle prossime missioni Artemis. L’invito mira a raccogliere idee e progetti che possano viaggiare come carichi secondari su SLS e Orion.
RFI NASA: scadenza, destinatari e obiettivo dell’iniziativa
La richiesta di informazioni è stata pubblicata il 21 maggio 2026. Le proposte devono arrivare entro il 1 giugno 2026.
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- Destinatari: enti di ricerca, università e aziende.
- Scopo: identificare possibili carichi secondari per Artemis III, IV e V.
- Valutazione: la NASA userà i contributi per definire opportunità di volo su SLS/Orion.
Quali CubeSat sono ammessi e come devono essere progettati
La NASA richiede soluzioni basate su standard consolidati. Si punta su piattaforme modulari e collaudate.
Formati e standard tecnici
- Dimensioni previste: 6U e 12U.
- Basati su unità da 1U equivalenti a 10 cm per lato.
- Fornire dettagli su payload, potenza, comunicazioni e autonomia.
Requisiti operativi
- Compatibilità con il meccanismo di rilascio installato sullo stadio superiore dello SLS.
- Capacità di operare dopo il distacco della capsula Orion.
- Descrizione di eventuali sistemi di propulsione e di navigazione per spazio profondo.
Modalità di rilascio e traiettorie disponibili
I CubeSat saranno rilasciati dopo la separazione di Orion dal secondo stadio. Il meccanismo è lo stesso testato in missioni precedenti.
- Rilascio da un anello posto sullo stadio superiore dello SLS.
- Possibili profili di volo:
- Immissione in orbita terrestre per esperimenti a bassa quota.
- Tracce eliocentriche: uscita dal sistema Terra-Luna e orbita attorno al Sole.
- Missioni con rientro pianificato verso la Terra.
Cosa ha insegnato Artemis I e quali missioni hanno già volato CubeSat
Artemis I ha dimostrato l’utilità dei CubeSat come laboratorio di tecnologie spaziali su budget contenuti.
- Numero di nanosatelliti imbarcati: circa dieci su Artemis I.
- Obiettivi: dalla fotografia dello stadio superiore ai sensori per la ricerca del ghiaccio lunare.
- Risultati misti: alcuni payload hanno completato la missione, altri no.
Esempi rilevanti
- ArgoMoon — progetto italiano di Argotec per l’ESA. Ha documentato il rilascio dei CubeSat e ripreso lo stadio SLS.
- LunaH-Map — destinato a mappare possibili depositi di ghiaccio al polo sud lunare.
- Altri nanosatelliti hanno testato sistemi di navigazione per lo spazio profondo e propulsione miniaturizzata.
Anche Artemis II ha imbarcato CubeSat, rilasciati dopo la separazione di Orion. Non tutte le unità hanno raggiunto gli obiettivi previsti.
Opportunità per l’industria e per i ricercatori, con attenzione all’esperienza italiana
La RFI rappresenta un’occasione per testare tecnologie e raccogliere dati in condizioni reali di spazio profondo.
- Università e start-up possono proporre payload scientifici a basso costo.
- Aziende consolidate possono offrire sistemi di piattaforma, propulsione e comunicazione.
- Partnership con agenzie nazionali ed europee aumentano le chance di selezione.
L’esperienza di società italiane come Argotec mostra che è possibile contribuire con successo a missioni internazionali.
Come strutturare una proposta competitiva per le prossime Artemis
Per emergere nella selezione è utile seguire alcune buone pratiche.
- Descrivere chiaramente obiettivi scientifici o tecnologici.
- Mostrare readiness tecnologica e piani di test a terra.
- Indicare vincoli di massa, potenza e interfacce con lo SLS.
- Prevedere strategie di mitigazione dei rischi e di comunicazione dati.












