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- Norme essenziali per l’uso delle immagini in sanità
- Come si è sviluppato il caso segnalato al Garante
- La sanzione e le motivazioni del Garante
- Perché le immagini restano reperibili online
- Linee guida pratiche per professionisti e ricercatori
- Impatto su fiducia, ricerca e comunicazione scientifica
- Azioni intraprese e aspetti attenuanti
Il Garante per la protezione dei dati ha ricordato un principio fondamentale: foto e informazioni cliniche non si possono condividere senza garanzie. È quanto emerso in un caso recente, in cui l’immagine di un neonato gravemente malato è stata utilizzata in una presentazione scientifica senza adeguate cautele. La vicenda solleva interrogativi sul confine tra ricerca e tutela della privacy.
Norme essenziali per l’uso delle immagini in sanità
Nel mondo medico la diffusione di immagini e dati richiede attenzione. Anche per finalità cliniche o di ricerca valgono regole stringenti.
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- Consenso informato: va ottenuto prima della pubblicazione.
- Anonymizzazione: quando possibile, i dati devono essere resi non riconoscibili.
- Pseudonimizzazione: una misura intermedia per proteggere l’identità.
- Dignità del paziente: ogni uso che possa ledere la persona è scorretto.
Come si è sviluppato il caso segnalato al Garante
La vicenda nasce da una presentazione scientifica che conteneva la foto di un neonato affetto da una patologia rara. La madre ha riconosciuto il bambino e ha segnalato il fatto alle autorità.
- La foto era visibile in una locandina usata per uno studio.
- Il materiale era stato pubblicato su una piattaforma associativa e, anche dopo la rimozione, risultava rintracciabile tramite i motori di ricerca.
- Non era stato chiesto il consenso né erano state adottate tecniche di anonimizzazione.
La sanzione e le motivazioni del Garante
Il provvedimento ha portato a una multa amministrativa. Più che l’entità economica, il Garante ha sottolineato il principio violato.
Il messaggio dell’autorità è chiaro: anche in ambito scientifico la pubblicazione di immagini riconducibili a persone richiede misure di protezione.
Il Garante ha ritenuto che fosse necessario acquisire il consenso dei genitori e applicare tecniche di anonimizzazione o pseudonimizzazione.
Perché le immagini restano reperibili online
La rimozione da un sito non sempre è sufficiente. Copie, cache e miniature possono proseguire la circolazione del materiale.
- I motori di ricerca conservano copie temporanee.
- Altri siti possono aver ripubblicato la locandina.
- Le immagini possono comparire come anteprime nelle pagine dei risultati.
Linee guida pratiche per professionisti e ricercatori
Per evitare rischi legali ed etici, è utile seguire alcune pratiche operative.
Passi raccomandati
- Ottenere il consenso scritto e informato prima di ogni uso dell’immagine.
- Rimuovere metadati e dettagli che consentono l’identificazione.
- Anonimizzare il soggetto quando possibile.
- Documentare le autorizzazioni e le scelte di tutela dei dati.
- Monitorare la diffusione sul web e richiedere la rimozione o delisting ai motori di ricerca.
- Consultare il Responsabile della protezione dei dati (DPO) nelle strutture sanitarie.
Impatto su fiducia, ricerca e comunicazione scientifica
Accadimenti come questo danneggiano la fiducia tra pazienti e professionisti. Le istituzioni scientifiche devono adottare procedure chiare.
- Le riviste e le società scientifiche dovrebbero richiedere la prova del consenso.
- La trasparenza rafforza la credibilità degli studi.
- La protezione dei dati personali è un elemento etico oltre che normativo.
Azioni intraprese e aspetti attenuanti
Nel caso oggetto di intervento, la professionista ha collaborato e ha chiesto la rimozione del materiale. Non risultano precedenti violazioni.
Tuttavia, il Garante ha sottolineato che la tempestività delle azioni non annulla la responsabilità relativa alla diffusione originaria.












