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- Il monito a Bruxelles: più velocità, ma con giudizio
- Una presenza europea consolidata
- Le richieste urgenti alle istituzioni europee
- Tecnologie in gioco: ibrido, elettrico e carburanti rinnovabili
- Impatto economico e sociale: rischio per posti di lavoro
- Proposte tecniche per il 2035 e oltre
- Cosa propone Toyota sui tempi di transizione
- Quali effetti sul mercato se prevale il protezionismo
Dal cuore di Bruxelles Toyota ha lanciato un avvertimento all’industria europea. In un evento dedicato, i vertici della Casa giapponese hanno chiesto regole più pragmatiche e relazioni internazionali solide per salvaguardare produzione, posti di lavoro e investimenti.
Il monito a Bruxelles: più velocità, ma con giudizio
All’incontro organizzato nella capitale belga, Toyota ha sottolineato la necessità di accelerare i tempi legislativi. Tuttavia, la casa automobilistica ha chiesto che questa rapidità non comprometta la qualità delle norme.
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Secondo i dirigenti Toyota, «L’isolamento ci indebolisce»: l’Europa dispone delle competenze e dei partner necessari per guidare la transizione, ma occorrono regole che rispecchino la realtà del mercato e i tempi industriali.
Una presenza europea consolidata
Toyota ha ricordato di non essere un semplice interlocutore esterno. L’azienda è radicata nel Vecchio Continente da decenni e contribuisce all’economia locale.

- Primo ingresso in Europa nel 1963.
- Produzione su larga scala partita nel 1992 nel Regno Unito.
- Stabilimenti produttivi in Turchia, Polonia e Repubblica Ceca.
- Centri di design, sviluppo e attività sportive in vari Paesi.
Il management ha sottolineato che Toyota si considera un produttore europeo e vuole vedere l’industria locale prosperare.
Le richieste urgenti alle istituzioni europee
Soglie, tempi e regole sull’origine
La Casa ha presentato una serie di proposte concrete per adeguare le normative alle dinamiche reali del mercato.
- Passare da “Made in Europe” a “Made with Europe”, per riconoscere i partner storici e gli investitori esterni.
- Concedere transizione temporale alle regole sul contenuto locale: la soglia del 70% non dovrebbe entrare in vigore prima del 2030.
- Rivedere il meccanismo del “fleet booster”: una soglia dell’85% sull’intera gamma è considerata troppo severa; Toyota propone il 70% come livello realistico.
Incentivi e neutralità tecnologica
- Chiedere incentivi equi che non penalizzino i veicoli prodotti con partner affidabili.
- Sostenere norme sulle emissioni tecnologicamente neutrali e adeguate ai flussi di mercato.
Tecnologie in gioco: ibrido, elettrico e carburanti rinnovabili
Dal punto di vista tecnico Toyota ha richiamato l’attenzione sulle preferenze dei clienti e sulle soluzioni praticabili.

Secondo i dati condivisi, le ibride hanno conquistato una quota significativa delle vendite nell’UE. Quasi la metà delle nuove immatricolazioni sono vetture ibride, contro una quota molto più bassa per le elettriche pure.
I carburanti rinnovabili sono stati indicati come strumento concreto per ridurre le emissioni e aumentare la resilienza energetica. Toyota afferma che questi carburanti possono abbattere le emissioni rispetto ai fossili di una percentuale molto alta.
Impatto economico e sociale: rischio per posti di lavoro
I vertici hanno messo in guardia sulle conseguenze socio-economiche di regole sbilanciate e di una competizione di prezzo esasperata.
- Mercato ancora sotto i livelli pre-Covid.
- Entrata di numerosi nuovi marchi crea pressione sui margini.
- Aumento delle perdite occupazionali: migliaia di posti persi negli ultimi periodi.
- Rischio di sanzioni per superamento dei limiti emissivi delle flotte; si stimano cifre a più zeri per l’intero settore.
Per i manager Toyota, «È il momento di essere pragmatici e di collaborare». Se l’Europa innalza barriere e anche i partner rispondono allo stesso modo, il risultato sarà dannoso per stabilimenti, fornitori e lavoratori su entrambi i lati.
Proposte tecniche per il 2035 e oltre
Toyota ha indicato obiettivi di riduzione delle emissioni per il 2035, accompagnati da richieste di flessibilità.
- Riduzione target: circa il 90% per le auto e l’80% per i veicoli commerciali leggeri.
- Maggiore uso di carburanti rinnovabili e di materiali a basso impatto, come l’«acciaio verde».
- Rivalutazione degli obiettivi se la domanda dei consumatori non segue il ritmo previsto.
Per i carburanti rinnovabili Toyota richiede una definizione chiara e allineata alla Direttiva UE sulle energie rinnovabili (RED). Inoltre, propone che i veicoli alimentati esclusivamente con tali carburanti siano considerati a emissioni nulle.
Cosa propone Toyota sui tempi di transizione
I vertici suggeriscono tempistiche realistiche per permettere collaborazione con fornitori e partner industriali.
- Transizione graduale della catena di fornitura stimata in circa tre anni.
- Richiesta di non applicare immediatamente soglie stringenti che metterebbero sotto pressione la produzione.
Quali effetti sul mercato se prevale il protezionismo
Secondo Toyota, politiche chiuse possono innescare ritorsioni e danneggiare l’intero ecosistema automobilistico.
La strada suggerita è quella della cooperazione internazionale per preservare posti di lavoro e capacità produttiva. Insieme, l’industria è più resiliente.











