Produzione auto in Italia torna ai livelli di 70 anni fa: che ruolo ha Stellantis

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La produzione automobilistica italiana è tornata a livelli che non si vedevano da oltre mezzo secolo. Il gruppo Stellantis registra un crollo dei volumi che ridisegna la mappa industriale del settore nel nostro Paese e apre interrogativi su investimenti, occupazione e piani futuri.

Numeri chiave e impatto sui volumi produttivi

Nel 2025 i dati ufficiali segnalano una contrazione complessiva molto marcata. I veicoli prodotti sono calati su scala nazionale, con il gruppo Stellantis che ha visto scendere la produzione delle sue auto a livelli storici.

  • Produzione totale del gruppo: 379.706 veicoli, in calo del 20,1% rispetto al 2024.
  • Produzione auto specifica: circa 213.706 unità, pari a un -24,5% rispetto all’anno precedente.
  • Il confronto storico porta i numeri di oggi vicino a quelli degli anni Cinquanta.

Questa flessione non è neutra: riduce ricavi, mette sotto pressione i piani occupazionali e obbliga a riprogrammare investimenti e modelli.

Cosa prevedeva il Piano nazionale di Stellantis

Il rallentamento del 2025 non sorprende del tutto. Lo stesso Piano Italia aveva segnalato una fase di transizione.

  • Motivo principale: passaggio verso nuove piattaforme e alloggiamento di nuovi modelli.
  • Effetto atteso: un anno di sofferenza produttiva prima del recupero.
  • Segnale positivo: l’arrivo di vetture come la Fiat 500 ibrida e la Jeep Compass ha iniziato a influire sui ritmi verso la fine dell’anno.

La mappa degli stabilimenti: chi perde e chi limita i danni

La crisi non è uniforme. Alcuni siti riescono a contenere le perdite, altri registrano crolli profondi.

  • Mirafiori: +16,5% anno su anno, con 30.202 unità grazie alla nuova 500 ibrida. Rimane però distante dai volumi del 2022.
  • Atessa (veicoli commerciali): 166.000 mezzi prodotti, -13,5%.
  • Melfi: -47,2%, una flessione molto marcata attenuata solo dall’arrivo della nuova Jeep Compass.
  • Cassino: 19.364 unità, -27,9%, il peggior risultato storico dell’impianto.
  • Pomigliano: 131.180 vetture, -21,9%; la Panda tiene quota con 112.690 esemplari, decisiva per la produzione nazionale.
  • Modena: produzione ridotta, circa 200 Maserati che incidono su un -23,1% complessivo.

Il quadro mostra differenze nette tra stabilimenti orientati alle city car e quelli dedicati a suv o auto premium.

Trend a confronto: anni recenti

Alcuni impianti, come Mirafiori, restano lontani dai volumi pre-crisi. Nel 2022 e 2023 i numeri erano molto più alti, segno che la ripresa richiederà tempo.

Effetti sul lavoro e richieste delle sigle sindacali

La riduzione dei volumi ha impattato occupazione e contratti. L’uso della cassa integrazione e gli accordi di solidarietà sono aumentati.

  • I sindacati chiedono risposte immediate e concrete.
  • Richieste principali: più modelli assegnati agli stabilimenti e finanziamenti mirati.
  • Necessità di un piano industriale aggiornato, con scadenza anticipata e obiettivi chiari.

Secondo la Fim-Cisl, la nuova dirigenza deve rafforzare il progetto industriale. Serve un mix di assegnazioni prodotto e investimenti aggiuntivi.

Investimenti, gigafactory e il ruolo della ricerca

Per affrontare il rallentamento i temi chiave sono strategici e tecnologici.

  • Le gigafactory sono un punto aperto nelle trattative per il futuro produttivo.
  • Maserati e brand premium richiedono piani dedicati per riposizionarsi sul mercato.
  • Lo sviluppo, la ricerca e l’innovazione sono individuati come leve imprescindibili.

I sindacati chiedono che il prossimo piano includa investimenti in R&S e nuove assegnazioni produttive. Solo così si potrà sperare in una vera inversione di tendenza.

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