Mostra sommario Nascondi sommario
L’HVO non è più una promessa distante: è già venduto in molte stazioni e sta cambiando il modo in cui pensiamo al diesel. Questo carburante rinnovabile promette vantaggi pratici per i motori e benefici ambientali concreti. Scopriamo cosa è, come si ottiene, chi può usarlo e quali interrogativi restano aperti.
Che cos’è l’HVO e come nasce il carburante
HVO è l’acronimo di Hydrotreated Vegetable Oil, ossia olio vegetale sottoposto a idro trattamento. Non è un semplice olio, ma un combustibile creato trasformando oli e grassi di scarto mediante idrogeno e catalisi.
Galaxy H1: in arrivo le cuffie over-ear di Samsung
Lenovo a IFA 2026: due notebook super sottili, uno con display OLED espandibile
Il processo spezza i trigliceridi e rimuove l’ossigeno. Il risultato sono catene molecolari paraffiniche molto simili a quelle del gasolio convenzionale.
Materie prime comuni:
- oli di cucina esausti;
- sottoprodotti della filiera agroalimentare;
- grassi animali di recupero;
- in futuro, residui lignocellulosici.
Questa origine spiega perché l’HVO è considerato un biocarburante con potenziale di riduzione delle emissioni.
Quali veicoli possono usare Diesel HVO
A differenza del biodiesel FAME, che si trova in miscela B7, l’HVO può essere impiegato puro al 100% in molti veicoli diesel moderni. Tuttavia, non è universale: bisogna verificare la compatibilità.
Come controllare la compatibilità
- Verificare la presenza della sigla XTL sul tappo del serbatoio o nel libretto.
- Consultare il sito del produttore o l’assistenza ufficiale per il proprio modello.
- Chiedere al proprio meccanico in caso di veicoli più datati.
Alcune case dichiarano anche la retrocompatibilità per modelli precedenti. È importante informarsi prima di rifornire per evitare problemi ai sistemi di alimentazione.
Effetti sul motore e prestazioni
L’HVO offre proprietà fisiche e chimiche che influiscono sul funzionamento del motore. Tra queste, il numero di cetano è cruciale.
- Numero di cetano: circa 70 per l’HVO contro 51 del gasolio tradizionale.
- Accensione più rapida e combustione più regolare.
- Riduzione della tendenza a formare particolato, soprattutto agli avviamenti a freddo.
In termini pratici si traduce in motore più fluido e in minor stress sui sistemi di post-trattamento dei gas di scarico.
Emissioni: cosa cambia davvero con il Diesel HVO
La differenza principale riguarda il bilancio del carbonio e le particelle solide.
Particolato e NOx
L’uso dell’HVO può portare a una riduzione significativa del particolato. Studi e test indicano cali fino al 40%, con minor carico sul filtro antiparticolato.
La produzione di NOx resta sostanzialmente simile. Tuttavia, i sistemi EGR e SCR continuano a controllare efficacemente questi ossidi.
CO2 in ciclo di vita
Se si guarda solo allo scarico, la CO2 emessa è paragonabile a quella del gasolio. Ma la prospettiva cambia con l’analisi del ciclo di vita:
- Con materie prime da scarto, l’HVO può ridurre fino al 90% le emissioni nette di CO2.
- Se la materia prima richiede coltivazione e trasporto intensivi, il risparmio cala.
In pratica, l’HVO non introduce nuovo carbonio fossile nel sistema. Questo è il motivo per cui viene definito rinnovabile.
Vantaggi, limiti e consigli pratici per gli automobilisti
Tra i vantaggi emergono avviamenti più pronti e minore particolato. Ma occorre fare attenzione ad alcuni aspetti pratici.
- Vantaggi: migliore combustione, meno particolato, compatibilità con molti motori moderni.
- Limiti: compatibilità non automatica su tutti i veicoli; disponibilità variabile sul territorio;
- Consigli: verificare XTL, consultare il costruttore e osservare eventuali indicazioni del distributore.
Produzione sostenibile e sfide tecnologiche
Il beneficio climatico dipende molto dalle materie prime. L’uso di scarti evita impatti agricoli e consumo di suolo. Per questo costituisce la strada più virtuosa.
Le tecnologie in sviluppo puntano a includere materie prime più abbondanti, come i residui lignocellulosici. Se attuate su larga scala, potrebbero coprire una quota importante della domanda di diesel in Europa.
Altri nodi da sciogliere riguardano la catena logistica, i costi di produzione e la disponibilità locale del combustibile.












