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Un possibile blocco prolungato del Traforo del Monte Bianco rischia di riaprire un dibattito economico e sociale già acceso. Confindustria avverte che una chiusura programmata per lavori potrebbe tradursi in perdite rilevanti per il Nord-Ovest e per la Valle d’Aosta. Scopriamo numeri, settori più esposti e le soluzioni sul tavolo.
Quanto vale il rischio economico per il territorio
Le stime citate da Confindustria non sono rassicuranti. Se lo snodo tra Italia e Francia restasse chiuso per periodi prolungati, il conto per l’economia locale sarebbe pesante.
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- Scenario principale: chiusure pluriennali per manutenzione potrebbero portare a perdite fino a 11 miliardi di euro entro il 2054.
- Scenario alternativo: chiusure di cinque mesi all’anno per 30 anni produrrebbero un danno stimato in circa 7,8 miliardi.
Numeri che fotografano non solo il mancato transito dei veicoli, ma l’impatto sui flussi commerciali e sul turismo.
Settori più colpiti: industria, logistica e turismo
Il Traforo è molto più di un semplice collegamento stradale. Per il Nord-Ovest rappresenta un corridoio vitale.
- Export e import: molte merci italiane viaggiano verso la Francia. I TIR che attraversano il tunnel sono fondamentali per la catena logistica.
- Operatori turistici: bus e auto provenienti da Francia e Svizzera alimentano l’economia locale.
- Imprese locali: l’aumento dei costi logistici riduce la competitività delle aziende.
Perché Frejus e Gran San Bernardo non sono soluzioni adeguate
Confindustria sottolinea che le vie alternative non compensano la perdita del Monte Bianco.
- La deviazione sui valichi di Frejus e Gran San Bernardo allunga i tempi di percorrenza.
- I costi di trasporto aumentano e la logistica diventa più complessa.
- Per aziende e turismo significa una minore competitività e possibili perdite di mercato.
Un caso storico: l’insegnamento della chiusura 1999-2002
Il passato offre dati utili per capire i rischi.
- Nel 2019, anno di riferimento pre-pandemia, si registrarono 1,96 milioni di transiti: circa 1,3 milioni di veicoli leggeri e 649 mila mezzi pesanti.
- Durante la chiusura del tunnel tra il 1999 e il 2002, a seguito dell’incendio, la regione subì un rallentamento economico. Il PIL regionale segnò uno scostamento di -5,1% rispetto alla dinamica nazionale.
La proposta chiave: costruire una seconda canna
Per evitare interventi totali che interrompono il traffico, Confindustria rilancia l’idea di una seconda galleria.
- Una seconda canna permetterebbe di fare manutenzione a tratti senza chiudere completamente il collegamento.
- Incrementerebbe i livelli di sicurezza per transito di merci e persone.
- Ridurrebbe il rischio di impatti economici sistemici in caso di emergenze o lavori prolungati.
Vantaggi tecnici e strategici
Oltre al calo delle interruzioni, i benefici sarebbero operativi e strategici:
- Maggiore resilienza della rete transfrontaliera.
- Minori ritardi nella logistica internazionale.
- Migliore attrattività turistica per la Valle d’Aosta e il Nord-Ovest.












