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- Cosa prevede la bozza e perché interessa il settore auto
- La soglia del 70% per i componenti: come funziona
- Le batterie: due strade diverse sul tavolo di Bruxelles
- Come funzionano i supercrediti per le E‑Car
- Perché l’approvazione rischia di slittare ancora
- Le spinte nazionali e il rischio impatto sulla filiera
Bruxelles ha acceso un dibattito decisivo per il futuro dell’industria automobilistica europea. La proposta dell’Industrial Accelerator Act promette incentivi e preferenze per il Made in EU, ma le regole sulle batterie e sui contenuti locali spingono produttori e governi a trattare con cautela.
Cosa prevede la bozza e perché interessa il settore auto
La versione preliminare dell’atto contiene allegati specifici per il comparto auto. Sono tre le aree principali di intervento:
Galaxy H1: in arrivo le cuffie over-ear di Samsung
Lenovo a IFA 2026: due notebook super sottili, uno con display OLED espandibile
- Appalti pubblici: criteri di preferenza per veicoli assemblati nell’UE.
- Incentivi: regole per accedere a sussidi e bonus.
- Supercrediti: misure speciali per i piccoli veicoli a zero emissioni, le cosiddette E‑Car.
Queste norme riguardano non solo le auto elettriche, ma anche le ibride plug‑in e i veicoli a celle a combustibile. L’obiettivo dichiarato è aumentare la filiera europea.
La soglia del 70% per i componenti: come funziona
Uno dei passaggi più rilevanti stabilisce una quota minima di contenuto UE. In pratica, il veicolo deve essere assemblato nell’Unione.
Inoltre, la bozza indica che la percentuale del valore dei componenti originari dell’UE, esclusa la batteria, rispetto al valore totale dei componenti, sempre esclusa la batteria, debba essere pari o superiore al 70%.
Questo parametro è al momento provvisorio e compare tra parentesi nelle bozze. Può quindi cambiare prima dell’approvazione definitiva.
Le batterie: due strade diverse sul tavolo di Bruxelles
Il capitolo sulle batterie è il più complesso. La bozza propone due alternative. Entrambe appaiono con valori tra parentesi.
- Opzione meno stringente: la batteria deve includere almeno [quattro] componenti principali originari dell’UE, come le celle.
- Opzione più rigorosa: la batteria deve contenere almeno [sei] componenti specifici, tra cui le celle, il materiale attivo del catodo e il sistema di gestione della batteria.
La scelta tra le due opzioni incide su impianti, fornitori e tempi di investimento.
Altri componenti soggetti a quota UE
La bozza fissa soglie anche per powertrain e sistemi elettronici. Tra gli elementi citati figurano:
- powertrain elettrico (almeno il 50% dei componenti deve provenire dall’UE);
- sensori e dispositivi come Lidar, radar, telecamere e centraline;
- unità di elaborazione, piattaforme di integrazione e infotainment;
- elettronica del telaio e sistemi di accesso wireless.
Come funzionano i supercrediti per le E‑Car
Il terzo capitolo dell’allegato definisce le condizioni per ottenere il peso maggiorato nel calcolo delle emissioni.
Secondo la bozza, ogni E‑Car può avere un peso pari a 1,3 nel computo delle emissioni, anziché 1. Per ricevere questo beneficio, il veicolo deve essere assemblato nell’UE e rispettare almeno uno dei seguenti criteri:
- la soglia del [70]% di componenti, esclusa la batteria, di origine UE;
- oppure una batteria di trazione che contenga almeno [tre] componenti principali di origine UE, compresa la celle.
Perché l’approvazione rischia di slittare ancora
Le bozze continue e i valori tra parentesi mostrano che molti punti restano aperti. La timeline è già stata spostata più volte.
Fonti di stampa indicano che il rinvio è in parte dovuto a tensioni interne alla Commissione. Il nodo riguarda l’inclusione di paesi esterni ritenuti “partner affidabili”.
Da un lato la Direzione Generale Trade vorrebbe considerare Paesi con accordi di libero scambio. Dall’altro, la direzione generale Grow preferirebbe limitare l’ambito allo Spazio Economico Europeo.
Le spinte nazionali e il rischio impatto sulla filiera
Le posizioni degli Stati membri sono divergenti. La Germania teme che criteri troppo rigidi danneggino partner commerciali e forniture. La Francia sostiene invece requisiti stringenti per rafforzare la produzione europea.
Le scelte sulla definizione di Made in EU influenzeranno:
- investimenti in gigafactory e fornitori locali;
- strategie di procurement dei costruttori;
- tempi di adeguamento per le catene di fornitura.
La proposta indica un termine di applicazione di tre anni dall’entrata in vigore dell’atto generale. Se non ci saranno intoppi, la deadline fissata nella bozza è il 2028.












