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Roma introduce dal 1° luglio 2026 un contributo annuale per entrare nelle ZTL che colpisce anche le auto elettriche. La decisione ha scatenato la reazione delle Case estere riunite in Unrae, che definiscono la scelta incoerente rispetto alle politiche nazionali per la transizione ecologica.
Il pass da 1.000 euro: cosa prevede la delibera di Roma
La nuova misura della Capitale impone un contributo annuale di 1.000 euro a chi vuole l’accesso alle zone a traffico limitato. L’obbligo riguarda non solo le auto elettriche, ma anche i veicoli a idrogeno. L’intento dichiarato è gestire la circolazione e le entrate locali, ma il meccanismo solleva dubbi sul mix di incentivi e tasse.
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Dettagli pratici
- Decorrenza: 1° luglio 2026.
- Importo: contributo annuale pari a 1.000 euro.
- Veicoli interessati: auto a zero emissioni ed eccezioni limitate.
- Ambito: accesso alle ZTL del Comune di Roma.
Perché l’Unrae contesta la scelta della Capitale
L’associazione dei costruttori esteri attivi in Italia contesta la delibera per più motivi. Secondo l’Unrae, imporre una tassa così alta rischia di frenare la diffusione delle elettriche in un mercato già indietro rispetto ai principali Paesi europei.
- Diffusione ancora bassa delle auto elettriche in Italia rispetto ad altri Stati.
- Assenza di incentivi strutturali all’acquisto che giustificherebbero limitazioni o oneri.
- Percezione di contraddizione: lo Stato spinge la mobilità elettrica, mentre alcuni comuni la penalizzano.
Lo scontro tra politiche nazionali e scelte locali
Al centro del dissenso c’è la mancanza di armonia tra misure centrali e regolazioni locali. A livello nazionale, esistono strumenti che favoriscono la transizione, ma le scelte dei singoli enti possono andare in direzione opposta.
- Il governo incentiva l’elettrico anche con agevolazioni fiscali sui fringe benefit.
- Decentramento normativo genera incertezza per cittadini e imprese.
- Regole diverse tra città creano un quadro frammentato e difficile da pianificare.
Impatto su imprese, professionisti e mercato automobilistico
Una tassa così strutturata pesa in modo diverso sui vari attori del traffico urbano. I professionisti che usano l’auto per lavoro e le imprese che gestiscono flotte temono costi aggiuntivi e difficoltà organizzative.
- Maggiore onere per chi lavora in città e per i servizi commerciali.
- Rischio di rallentare gli investimenti in veicoli a zero emissioni.
- Effetti sulle strategie di vendita e sui piani di mobilità aziendale.
Unrae chiede quindi coerenza delle politiche e misure che favoriscano l’adozione dell’elettrico, non penalizzazioni che possano disincentivare consumatori e operatori.












