Auto italiana a un bivio: Dallara e Pontremoli chiedono volumi o eccellenza

Mostra sommario Nascondi sommario

La sfida lanciata da Andrea Pontremoli mette l’industria dell’auto italiana davanti a una scelta netta: puntare sui grandi numeri o diventare un laboratorio di eccellenza. A Ignition, l’evento per i settant’anni di Quattroruote, il numero uno di Dallara ha tracciato scenari concreti e proposto un cambio di mentalità per la Motor Valley.

Accettare l’errore: il motore dell’innovazione

Pontremoli ha spiegato che innovare vuol dire sperimentare e, spesso, sbagliare. Per chi progetta nuove tecnologie non esiste un percorso senza tentativi falliti.

“Sbagliare in fretta e imparare” è il principio che ha citato come necessario per ridurre tempi e costi nello sviluppo.

  • Favorire il trial-and-error controllato.
  • Usare infrastrutture come la galleria del vento per accelerare test e correzioni.
  • Separare il campo sperimentale dalla produzione seriale.

Nel modello proposto, l’errore diventa informazione utile. In azienda si premia chi segnala i problemi, non chi li nasconde.

Due direttrici opposte per la mobilità

Secondo Pontremoli, il settore si sta dividendo in due filoni distinti. Entrambi coesisteranno, ma con logiche diverse.

Mobilità funzionale: elettrico e autonome per la città

  • Veicoli pensati per spostare persone da A a B.
  • Condivisione e ottimizzazione dei tempi di sosta.
  • Soluzioni più efficienti per l’ambiente urbano.

Automobile come oggetto di passione

L’altro filone è legato all’identità e all’emozione. Qui il possesso conta ancora. L’auto diventa un patrimonio personale, spesso destinato a contesti ricreativi come la pista.

Pontremoli ha usato una metafora storica: così come i cavalli sono diventati simboli di passione, molte automobili usciranno dall’uso quotidiano per entrare nel mondo degli appassionati.

Numeri che impongono una scelta nazionale

I dati citati da Pontremoli delineano il quadro economico che sottende alla decisione strategica.

  • 1,6 milioni di auto immatricolate in Italia nel 2024.
  • Un mercato che vale circa 45 miliardi di euro di fatturato.
  • I sei marchi della Motor Valley: ~34.000 vetture vendute, ma ~15 miliardi di fatturato.

Il messaggio è chiaro: poche unità ad alto valore possono generare redditività maggiore. Ma servono scelte politiche e industriali.

Il costo dell’energia e la competitività europea sono variabili che complicano la strada dei grandi volumi.

Da egosistema a ecosistema: ripensare la Motor Valley

Come presidente di Motor Valley Development, Pontremoli ha ampliato lo sguardo oltre ai marchi più noti.

  • Il sistema comprende oltre 15.000 aziende.
  • La distribuzione geografica mostra che il settore non è confinato a una sola regione.
  • Il comparto raggiunge dimensioni notevoli: oltre 300 miliardi di euro di valore e più di 1 milione di occupati coinvolti.

Per competere serve un modello che superi i confini regionali e incentivi la collaborazione tra imprese, centri di ricerca e istituzioni.

Passare da un “egosistema” territoriale a un vero ecosistema aperto è la proposta per aumentare impatto e resilienza del settore.

Dai il tuo feedback

Sii il primo a votare questo post
o lascia una recensione dettagliata



OpenSlime è un media indipendente. Sostienici aggiungendoci ai preferiti di Google News:

Pubblica un commento

Pubblica un commento