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- Verso Le Mans 2030: cosa cambia per le gare endurance
- Perché lo scambiatore di calore è il nodo fondamentale
- Manifattura additiva: come Conflux costruisce il componente critico
- Pianificazione: simulazioni, test hardware e sviluppo prototipo
- Integrazione del powertrain: design e architettura di bordo
- Vincoli di sicurezza e aspetti normativi
Dallara e Conflux Technology hanno avviato un progetto per portare l’idrogeno liquido nell’endurance. L’obiettivo è creare una soluzione che possa correre a Le Mans entro il 2030, combinando simulazioni avanzate, test su componenti reali e la prototipazione con tecniche moderne. Al centro dell’iniziativa c’è un elemento molto tecnico ma decisivo: lo scambiatore di calore criogenico che trasforma l’idrogeno liquido in gas utile per motori endotermici.
Verso Le Mans 2030: cosa cambia per le gare endurance
La nuova normativa spinge verso vetture a emissioni ridotte o nulle in pista. Per i costruttori questo significa adattare piattaforme e processi. Dallara si propone come partner tecnico per chi vuole entrare nella nuova classe. L’azienda offre una base comune, che può ridurre tempi e costi di sviluppo.
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- Standardizzazione della piattaforma per più team.
- Programmi di test e validazione condivisi.
- Supporto per l’adeguamento alle regole previste entro il 2030.
Perché lo scambiatore di calore è il nodo fondamentale
Lo scambiatore connette il serbatoio criogenico al circuito di alimentazione. Converte l’idrogeno liquido in gas e ne controlla temperatura e pressione. Se mal dimensionato, rischia di causare il congelamento o perdite di rendimento.
Funzioni principali
- Evaporazione controllata dell’idrogeno.
- Gestione del trasferimento termico con il fluido refrigerante.
- Mantenimento della pressione richiesta per gli iniettori.
Problemi da risolvere
- Prevenire la formazione di ghiaccio sul circuito.
- Minimizzare peso e ingombro a bordo.
- Garantire sicurezza e affidabilità in gara.
Manifattura additiva: come Conflux costruisce il componente critico
Conflux utilizza la stampa 3D per realizzare geometrie complesse. Questa tecnica consente di ottimizzare i passaggi d’aria e i canali interni. Il risultato è un dispositivo più compatto e leggero rispetto al tradizionale.
- Geometrie interne ottimizzate per il trasferimento termico.
- Riduzione dei punti di giunzione e delle saldature.
- Maggiore libertà progettuale per integrare sensori e sicurezza.
Pianificazione: simulazioni, test hardware e sviluppo prototipo
Il progetto segue tre fasi distinte. Prima arrivano le simulazioni numeriche. Poi i test su componenti reali. Infine la costruzione di un prototipo da pista. Tutto il percorso è pensato per rispettare i regolamenti futuri.
- Modelli termofluidodinamici per predire comportamenti reali.
- Prove in laboratorio su scambiatori e serbatoi criogenici.
- Assemblaggio del prototipo e prove di endurance.
Integrazione del powertrain: design e architettura di bordo
L’adozione dell’idrogeno liquido modifica profondamente l’architettura del veicolo. Lo scambiatore condiziona la posizione dei serbatoi e la disposizione dei tubi. Questa scelta influenza peso, baricentro e aerodinamica della vettura.
Le decisioni progettuali devono bilanciare tre aspetti fondamentali:
- Capacità di stoccaggio per garantire autonomia in gara.
- Massa complessiva per non compromettere le prestazioni.
- Integrazione termica per evitare problemi di congelamento.
Vincoli di sicurezza e aspetti normativi
L’impiego dell’idrogeno liquido richiede procedure rigorose. Servono materiali compatibili con temperature criogeniche. Inoltre, i sistemi devono prevedere ridondanze e valvole di sicurezza.
- Controlli su perdita e permeazione dell’idrogeno.
- Sistemi di monitoraggio per temperatura e pressione.
- Protocolli di emergenza specifici per serbatoi criogenici.












