Mappa 2D più grande dell’universo: quasi 4 miliardi di oggetti

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Un nuovo atlante del cielo promette di cambiare il modo in cui mappiamo l’Universo visibile. Dopo 13 anni di lavoro è stata pubblicata la più ampia mappa bidimensionale finora realizzata, capace di guidare studi cosmologici e ricerche sui transienti con una risoluzione e una copertura senza precedenti.

Numeri chiave e cosa contiene la mappa del cielo

Questa grande immagine del cielo raccoglie dati estremamente ricchi. I numeri impressionano per scala e dettaglio.

Visualizzazione di dati astronomici che mostra migliaia di galassie e oggetti celesti mappati in uno spazio tridimension
La mappa raccoglie quasi 4 miliardi di oggetti tra stelle, galassie e sorgenti variabili.

  • Quasi 4 miliardi di oggetti catalogati, tra stelle, galassie e sorgenti variabili.
  • Un mosaico composto da 5,6 mila miliardi di pixel.
  • Copertura pari a circa tre quarti del cielo nelle bande ottiche e nel vicino infrarosso.
  • Presenza di fenomeni rari, come lenti gravitazionali e supernovae, individuati nelle immagini.

Tutti i dati sono disponibili pubblicamente e possono essere esplorati tramite il Legacy Survey Sky Viewer.

Da quali osservatori provengono i dati

Il valore della mappa nasce dall’integrazione di molte esposizioni. Sono state unite oltre 263.000 immagini provenienti da diversi programmi.

Principali survey che hanno contribuito

  • DECam Legacy Survey: immagini raccolte con la camera DECam sul telescopio Blanco in Cile.
  • Mayall z-band Legacy Survey: osservazioni condotte con il telescopio Mayall in Arizona.
  • Beijing–Arizona Sky Survey (BASS): ampie coperture del cielo in bande ottiche.
  • Osservazioni infrarosse fornite dalla missione spaziale WISE della NASA.

La combinazione di questi dataset ha permesso di ottenere immagini uniformi e profonde su grandi porzioni di cielo.

Come DESI trasforma la fotografia in mappa tridimensionale

La mappa 2D mostra posizioni e luminosità, ma non la distanza degli oggetti. Per aggiungere la terza dimensione entra in gioco DESI.

Spettro luminoso di una galassia che mostra linee di assorbimento utilizzate per misurare il redshift astronomico.
Il redshift misurato da DESI fornisce la distanza e la posizione degli oggetti nello spazio.

DESI, installato sul telescopio Mayall da 4 metri, misura lo spettro di galassie e quasar. Dallo spettro si ricava il redshift. Il redshift fornisce la distanza e quindi la posizione nello spazio.

  • Unendo posizioni e redshift si ricostruisce la distribuzione delle galassie nello spazio.
  • Questo permette di seguire l’evoluzione cosmica su miliardi di anni.

Entro aprile 2026 DESI ha completato in anticipo il programma iniziale di cinque anni. In questi primi anni ha osservato oltre 47 milioni di galassie e quasar e più di 20 milioni di stelle. Le osservazioni proseguiranno fino al 2028 per estendere la copertura.

Prime indicazioni sull’energia oscura

I dati DESI già sollevano questioni importanti sulla natura dell’espansione cosmica. L’analisi combinata dei primi tre anni con altri dataset ha fornito segnali interessanti.

  • Si sono trovati indizi che l’energia oscura potrebbe variare nel tempo, anziché restare costante.
  • La significatività statistica segnalata finora oscilla tra 2,8 e 4,2 sigma, sotto la soglia dei 5 sigma richiesta per una scoperta definitiva.
  • I risultati completi del programma quinquennale sono attesi nel 2027 e saranno determinanti per confermare o smentire queste ipotesi.

Utilità della mappa per i futuri osservatori e l’intelligenza artificiale

Oltre a supportare DESI, la mappa 2D sarà una risorsa fondamentale per le survey future. L’archivio fornisce immagini di riferimento su tempi lunghi.

  • Confrontando nuove osservazioni con questo archivio si possono trovare oggetti variabili o transienti.
  • La mappa fungerà da base per il Vera C. Rubin Observatory e il Nancy Grace Roman Space Telescope.
  • La vasta mole di immagini è utile per addestrare algoritmi di intelligenza artificiale dedicati all’analisi automatica dei dati astronomici.

Questa infrastruttura dati accelera la preparazione delle future missioni e facilita la scoperta di fenomeni rari e fugaci.

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