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- Dettagli della missione: lancio, tempo e inserimento orbitale
- Chi ha costruito l’H3 e perché è importante per il Giappone
- Michibiki 7 e il Quasi-Zenith Satellite System (QZSS)
- Strumenti a bordo: la telecamera SACHI e la cooperazione internazionale
- La traiettoria del programma H3: ritorno alla piena operatività
- Prossima sfida: l’H3 che porterà la missione MMX verso Marte
- Cronologia prevista e rientro dei campioni
- Implicazioni scientifiche e strategiche del successo
Il lancio dell’H3 giapponese ha ancora una volta messo in luce la capacità del programma spaziale nazionale. Nelle prime ore dell’11 agosto, il vettore ha portato in orbita un nuovo elemento chiave per la navigazione satellitare del Giappone, confermando il recupero delle operazioni dopo i recenti intoppi tecnici.
Dettagli della missione: lancio, tempo e inserimento orbitale
Il decollo è avvenuto dal Tanegashima Space Center alle 4:23 ora locale. Il rilascio del satellite è avvenuto a 29 minuti e 4 secondi dal lancio.
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Si tratta del nono volo dell’H3 dal 2023, un traguardo che testimonia il rapido ritmo delle campagne di lancio giapponesi.
Chi ha costruito l’H3 e perché è importante per il Giappone
L’H3 è frutto della collaborazione tra la Japan Aerospace Exploration Agency (JAXA) e Mitsubishi Heavy Industries. Il modello è stato sviluppato per sostituire gradualmente l’H-IIA.

L’H-IIA è stato ritirato dopo 50 missioni. L’H3 punta a offrire costi più bassi e maggiore flessibilità.
Michibiki 7 e il Quasi-Zenith Satellite System (QZSS)
Il satellite lanciato è il settimo della serie Michibiki. Entrerà a far parte del Quasi-Zenith Satellite System (QZSS).
QZSS opera in sinergia con il GPS per migliorare la copertura sul Giappone e sull’area Asia-Pacifico.
La rete prevista crescerà fino a raggiungere, in futuro, 11 satelliti per una copertura continua.
Strumenti a bordo: la telecamera SACHI e la cooperazione internazionale
A bordo del Michibiki 7 c’è uno strumento statunitense, il Situational Awareness Camera Hosted Instrument (SACHI).
SACHI è stato sviluppato dal MIT Lincoln Laboratory per la U.S. Space Force. Serve a osservare oggetti e attività nell’orbita geostazionaria.
La presenza di payload internazionali dimostra la natura cooperativa delle missioni spaziali moderne.
La traiettoria del programma H3: ritorno alla piena operatività
Dopo un problema tecnico riscontrato nella missione Michibiki 5, l’H3 ha ottenuto due successi consecutivi.
Nel giugno 2026 un lancio precedente aveva collocato in orbita sei satelliti, dimostrando la prontezza del lanciatore.
Prossima sfida: l’H3 che porterà la missione MMX verso Marte
Il prossimo utilizzo dell’H3 non sarà per orbite terrestri. Il razzo lancerà la missione MMX (Martian Moons eXploration).

L’obiettivo è raggiungere Phobos e Deimos, le due lune di Marte, con una partenza prevista tra novembre e dicembre 2026.
Obiettivi scientifici e tecnico-logistici di MMX
- Osservare la superficie, la composizione e la struttura interna di Phobos.
- Tentare di raccogliere almeno 10 grammi di materiale e riportarlo sulla Terra.
- Condurre osservazioni di Deimos e dell’ambiente marziano circostante.
- Testare sistemi di prelievo campioni con due metodi differenti.
Componenti chiave della missione e partner internazionali
MMX porterà con sé il rover IDEFIX, sviluppato da CNES (Francia) e DLR (Germania).
Il rover sarà rilasciato sulla superficie di Phobos prima delle operazioni di campionamento della sonda.
Cronologia prevista e rientro dei campioni
La sonda raggiungerà l’orbita marziana nel 2027. La partenza da Marte è stimata per il 2030.
Il ritorno della capsula con i campioni è pianificato per l’anno fiscale 2031, con recupero previsto in Australia.
Se tutto procederà secondo i piani, sarà la prima volta che materiale proveniente dal sistema di Marte tornerà sulla Terra.
Implicazioni scientifiche e strategiche del successo
Un ritorno di campioni da Phobos fornirebbe dati unici sulla storia del sistema marziano.
Inoltre, il successo dell’H3 confermerebbe il ruolo del Giappone tra i principali player nel settore lanci spaziali.
Collaborazioni come quella su SACHI e IDEFIX sottolineano l’importanza della cooperazione internazionale per missioni complesse.












