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- Dati principali della missione e recupero del primo stadio
- L’Italia in orbita: crescita della costellazione IRIDE
- D-Orbit e il debutto di tre ION contemporanei
- SPRITE: piccolo telescopio UV per studiare la reionizzazione
- Altri payload: osservazione della Terra e dimostratori energetici
- Project Suncatcher: le TPU in orbita con Google
- Visione a lungo termine: nodi di calcolo e link ottici inter-satellite
SpaceX ha lanciato Transporter-18 l’1 ottobre 2026 da Vandenberg, in una missione rideshare che ha portato in orbita oltre cento carichi utili. Tra i payload c’erano satelliti per l’osservazione terrestre, dimostratori tecnologici e prototipi di grandi nomi del settore spaziale e tech.
Dati principali della missione e recupero del primo stadio
Il lancio è partito la sera dell’1 ottobre dall’installazione militare californiana. Il razzo impiegato era un Falcon 9 con primo stadio riutilizzato.
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- Missione: Transporter-18.
- Numero di payload imbarcati: circa 130.
- Base di lancio: Vandenberg, California.
- Primo stadio: seriale B1082, riutilizzato per la 25ª volta.
- Ritorno: atterraggio alla Landing Zone 4, vicino al pad.
Il volo conferma ancora una volta la strategia rideshare per distribuire costi e mettere in orbita molteplici progetti con un unico lancio.
L’Italia in orbita: crescita della costellazione IRIDE
La missione ha rafforzato la presenza italiana nello spazio. Numerosi satelliti nazionali sono saliti a bordo del Falcon 9.

Tra i payload italiani figurano nuovi esemplari della costellazione IRIDE. Questa infrastruttura è pensata per offrire dati geospaziali integrati a supporto di istituzioni e imprese.
- Tipologie: satelliti con sensori complementari per osservazione multispettrale e altri servizi.
- Componenti principali: piattaforme Eaglet II e Hawk.
- Obiettivo operativo: monitoraggio ambientale, gestione emergenze, risorse idriche, sicurezza territoriale.
Con questo lancio il numero totale di unità IRIDE in orbita è cresciuto a 39 satelliti, composti da 24 Eaglet II e 15 Hawk. La rete intende offrire dati più frequenti e dettagliati rispetto ai sistemi tradizionali.
Il Marketplace dei servizi IRIDE
Dal primo ottobre è operativo il Marketplace del programma IRIDE. L’Agenzia Spaziale Italiana mette a disposizione servizi e prodotti geospaziali derivati dalla costellazione.
- Accesso ai dati per enti pubblici e partner privati.
- Prodotti: mappe, time series, allarmi per eventi critici.
- Settori serviti: ambiente, protezione civile, infrastrutture.
D-Orbit e il debutto di tre ION contemporanei
Una presenza italiana di rilievo è quella di D-Orbit, che ha inviato tre Orbital Transfer Vehicles.
Gli ION sono veicoli progettati per spostare piccoli satelliti su orbite precise dopo il lancio iniziale.
- Funzioni principali degli ION:
- manovrare piccoli payload verso orbite target;
- fornire servizi di deploy e trasferimento;
- sostenere missioni commerciali e scientifiche.
- Record: prima volta con tre ION lanciati insieme per D-Orbit.
D-Orbit ha inoltre rilasciato tre satelliti direttamente dalla cima del secondo stadio. Si chiamano Bob, Kevin e Stuart. Al momento non sono stati resi noti dettagli sulle loro missioni.
SPRITE: piccolo telescopio UV per studiare la reionizzazione
Tra i payload scientifici spicca SPRITE, un progetto guidato dalla NASA e sviluppato dal Laboratory for Atmospheric and Space Physics dell’Università del Colorado.
SPRITE è un microsatellite con strumenti capaci di combinare imaging e spettroscopia nel lontano ultravioletto.
- Obiettivi scientifici:
- studiare resti di supernovae;
- osservare galassie vicine per capire l’Epoca della Reionizzazione;
- analizzare come energia e materia si distribuiscono nelle galassie.
- Ruolo tecnologico: banco di prova per rivestimenti ottici e nuovi rivelatori destinati a futuri telescopi.
Il progetto contribuirà anche allo sviluppo di tecnologie per missioni di grandi osservatori, come l’Habitable Worlds Observatory.
Altri payload: osservazione della Terra e dimostratori energetici
Oltre a SPRITE e agli asset italiani, molti satelliti erano dedicati all’osservazione terrestre e a dimostrazioni tecnologiche.
- Operatori coinvolti: società di remote sensing e aziende che sviluppano soluzioni SAR e multispettrali.
- Esempi di tecnologie a bordo:
- SAR per immagini radar diurne e notturne;
- payload multispettrali per monitoraggio agricolo e ambientale;
- dimostratori per il trasferimento di energia dal cielo alla Terra.
Tra questi spicca Reason-1, realizzato da Cowboy Space Corp. Il suo scopo è testare un sistema laser capace di trasmettere energia dall’orbita a un ricevitore terrestre. L’idea è di alimentare infrastrutture a basso impatto ambientale.
Project Suncatcher: le TPU in orbita con Google
Un elemento di grande interesse tecnologico è il primo prototipo del Project Suncatcher di Google.
Il payload verifica se gli acceleratori per intelligenza artificiale usati nei data center possono operare nello spazio.
- Partner: Google e Planet, con Planet responsabile della costruzione e operazione dei satelliti.
- Bus: derivato dalla piattaforma SmallSat usata in progetti precedenti come Owl, Pelican e Tanager.
- Elemento testato: computer a bordo con TPU v6e Trillium.
Il payload monta quattro chip Trillium. In configurazione terrestre, ogni chip può raggiungere circa 918 TFLOP/s in BF16 e dispone di 32 GB HBM. Teoricamente la piattaforma arriva a ~3.7 PFLOP/s e 128 GB di memoria.
In orbita, però, la capacità effettiva dipende da diversi fattori:
- gestione termica e raffreddamento nel vuoto;
- radiazioni e affidabilità dei chip sotto eventi di particelle singole;
- limiti software e consumo energetico disponibile a bordo.
Test termici e di radiazione
Google ha già svolto prove in camera termovuoto su heat pipes e radiatori. Le unità Trillium sono state esposte a fasci di protoni da 67 MeV presso UC Davis.
I test hanno mostrato carichi di calcolo operativi fino a 15 krad(Si). Restano però da valutare gli effetti di singoli eventi ad alta energia sulle prestazioni a lungo termine.
Visione a lungo termine: nodi di calcolo e link ottici inter-satellite
Project Suncatcher non è solo un esperimento hardware singolo. Google immagina una rete di nodi di calcolo distribuiti su più satelliti.
- Obiettivo: creare una rete di elaborazione in orbita, con scambio dati via link ottici.
- Risultati di laboratorio: transceiver che hanno raggiunto 800 Gbit/s per direzione.
- Traguardo futuro: scale di decine di Tbit/s tra satelliti.
- Piano operativo: missione dimostrativa con due satelliti nel 2027 per testare i collegamenti in orbita.
Il test del 2027 sarà fondamentale per capire come orchestrare calcolo distribuito, latenza e affidabilità in un contesto spaziale reale.












